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Il blog di Ludwigzaller: Nondimanco

Si parla di attacco, di Chiesa e di Simeone nell'ultimo post di Ludwigzaller

Nell’epoca remota in cui un’autoradio rappresentava una novità tecnologica, com’è oggi l’iPad, me ne andavo a spasso con mio padre e mia madre, una domenica pomeriggio, sulle colline della Versilia. Mio padre possedeva una splendida macchina, una Giulia 1600 Alfa Romeo, comoda e veloce.

Avevo circa dieci anni e non da molto seguivo il calcio. Prima di Tutto il calcio minuto per minuto era collocato un programma di immenso successo, la Corrida, nel quale Corrado Mantoni, ironicamente cinico, ospitava bizzarri personaggi convinti di possedere qualche qualità artistica, cantanti, imitatori, comici.

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Dunque le partite stavano per incominciare, ma ci fu una pausa, che si era deciso di riempire con una canzone. L’ascoltai prima distrattamente, poi con crescente interesse, che si trasformò infine nel desiderio spasmodico di sapere come la storia andava a finire.

Non si trattava, infatti, di una semplice canzone, ma di un vero e proprio racconto in versi. Diceva di un soldato che partiva per il fronte, nel corso di una guerra sconosciuta, che combatteva avendo sempre in mente il ricordo di una donna amata e lontana.

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L’esercito si sbandava, ora il soldato procedeva da solo, tentava di tornare a casa. Ma a un certo punto, inopinatamente, gli appariva, in lontananza, seminascosta in un campo di grano, la sagoma di un nemico. E qui si apriva in lui un conflitto morale: l’altro non l’aveva ancora notato, conveniva sparargli subito, ed evitare peggiori conseguenze.

Sì certo, ma perché voler eliminare uno sbandato, che come lui stava probabilmente cercando di fuggire dalla guerra? Mentre Piero esita, l’ignoto nemico è, come tutti sanno, più rapido e pratico: e fa fuoco per primo. La guerra di Piero continua a sembrarmi, forse perché trasfigurata da quel ricordo, la canzone più affascinante di De André.

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È un trattato di morale e politica. La domanda è quella che sta alla base del Principe di Machiavelli, cui Carlo Ginzburg ha dedicato un suo libro recentissimo, Nondimanco (Adelphi editore). Ginzburg ci spiega come il Machiavelli del Principe incominci spesso i suoi ragionamenti con una dichiarazione di alto valore morale: i prìncipi debbono essere onesti, generosi, pii, debbono sapere perdonare.

Ma a questa semplice affermazione ne segue un’altra opposta, introdotta dalla congiunzione nondimanco: i prìncipi debbono essere virtuosi, certo, nondimanco a un principe che vuole conquistare e mantenere il potere, necessitano l’essere cinico e crudele, il non fare sconti ai propri nemici.

È il dilemma di Piero, che, se fosse stato Machiavelli, avrebbe ragionato così: il mio nemico è un uomo come me, lo debbo risparmiare, nondimanco se non lo uccido, sarà lui a farlo. C’è insomma un nesso tra Machiavelli e De André, tra il principe che Niccolò vuole istruire, e il soldato della canzone.

Chi ama il cinema ricorderà forse che lo stesso dilemma è al centro del capolavoro di Lars VonTrierDogville, storia di una giovane donna che, per debolezza e desiderio di farsi amare, diventa oggetto dell’ostilità di una piccola comunità, fino a che non fa irruzione nel villaggio il padre della donna che è un gangster.

E come Cesare Borgia non risparmia nessuno. Del dilemma di Piero si sono ricordati ieri i nostri attaccanti, i Chiesa e i Simeone, quando si sono trovati soli davanti alla porta. di Ludwigzaller

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