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Il blog di Ludwigzaller - Mierda

Da Maradona a Sottil e Montiel secondo Ludwigzaller

Intorno al mezzogiorno (ora argentina) del 25 novembre 2020, Diego Armando Maradona, che si trovava in una casa in affitto di un sobborgo elegante di Buenos Aires, chiamato El Tigre, si è sentito male. I sintomi erano quelli dell’infarto.

Sono accorsi i medici, che hanno provato inutilmente a rianimarlo. In Italia erano le cinque del pomeriggio. L’avvocato Matias Morla ha dato la notizia alla stampa. Maradona si stava riprendendo da un’operazione al cervello. In breve tempo l’Argentina è precipitata nella disperazione.

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Estoy hecho mierda por la muerte de Maradona”, ha detto César Luis Menotti, interpretando nel modo più diretto e sincero i sentimenti dei suoi connazionali. Sono stati dichiarati tre giorni di lutto. Altrettanto affranti si sono subito dimostrati i napoletani.

In serata lo stadio San Paolo era stato già dedicato a Maradona.  Incapace come tanti grandi uomini di sopportare il peso della felicità e dell’altrui adorazione, Maradona aveva cominciato ad assumere cocaina nel 1980. Nel 1991 era stato trovato positivo e squalificato per quindici mesi.

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Da quel momento in poi il suo carattere era cambiato. Si erano notati sintomi di irrequietezza e follia, come quando aveva sparato con un fucile a pallini contro i giornalisti in attesa fuori dalla sua casa. Già nel 2004 erano apparsi problemi cardiaci, più tardi era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico.

Il suo amico Fidel Castro lo aveva ospitato a Cuba. Diego sentiva di aver vissuto troppo intensamente, diceva che i suoi sessant’anni equivalevano agli ottanta di un uomo normale. E si sentiva in colpa, la cocaina, diceva, gli aveva impedito di sfruttare completamente le sue doti, di essere ancora più grande.

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Era dispiaciuto di aver dato di sé, almeno da un certo momento in poi, un’immagine non dignitosa e di essersi alienato tante simpatie. Difficile riassumere le sue qualità sportive e non mi ci provo. Probabilmente ciò che lo rendeva il più grande giocatore del mondo era la combinazione di un fisico forte e adatto al calcio, di una tecnica sublime e di un carattere volitivo che lo portava a non arrendersi mai e a coinvolgere i compagni nelle sue imprese.

Chi era bambino negli anni in cui Maradona giocava al Napoli, lo ricorda come un essere soprannaturale, invincibile e benefico, al confine tra realtà e fantasia. Alle 19.33 (ora di Roma) dello stesso giorno Riccardo Sottil, già autore di un assist, riceveva palla da un compagno su di un calcio d’angolo battuto corto, si faceva largo in mezzo alla mischia e segnava il 2-1 per il Cagliari contro il Verona.

Quindici minuti dopo, Cristóbal Montiel Rodríguez, entrato a sorpresa, sorprendeva il portiere dell’Udinese con un tiro preciso ed elegante scagliato da fuori area e decretava la vittoria della Fiorentina. Né Sottil né Montiel arriveranno a eguagliare Maradona, ma accompagnati dall’ala della giovinezza ci promettono momenti felici di bellezza sportiva in maglia viola.

La vita va avanti. E il gruppo di Prandelli sembra in crescita. di Ludwigzaller In copertina: Maradona da bambino

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