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Il blog di Ludwigzaller: Gilet

Ludwigzaller studia il parallelismo tra il look di Stefano Pioli e lo stile di gioco della sua squadra

Prandelli si riforniva da Fay e appariva, a mio parere, non fosse stato per un inopinato taglio dei capelli, piuttosto elegante. Montella lo imitava ma con tocchi di fantasia partenopea. Sinisa Mihajlovic era un disastro, oltre che sul campo, per la scelta degli abiti.

E se Sousa si presentava in tuta, Pioli ha proposto un abbigliamento vagamente zingaresco, da mago o da circense, con braccialetti ai polsi e gilet double face (panno grigio e raso viola) per i quali la parola kitsch non è sprecata.

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Il tentativo non del tutto riuscito di costruirsi un’immagine originale, si accompagna alla ricerca di un gioco. Pioli un suo progetto l’ha, originale come i suoi gilet, e specialmente in questa seconda stagione lo persegue con coerenza.

Montella, con Guardiola, chiedeva ai difensori di costruire l’azione e di spingersi in avanti, Pioli tiene la difesa bloccata come un fortilizio e attesta la sua linea difensiva al limite dell’area. Montella basava la sua strategia su di un centrocampista ragionatore, capace di alzare o abbassare il ritmo di gioco, affiancato da un podista dai piedi buoni e da un rifinitore che tatticamente era ineccepibile e non rinunciava ai falli tattici.

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L’obiettivo era un possesso palla esasperato. Per Pioli il centrocampo è, al contrario, una grande zona vuota da occupare il meno possibile.

Pioli non è quindi interessato a un regista classico. Il suo centrocampo è fatto da giocatori bravi a servire le punte e a far correre la palla.

In definitiva i due modelli si assomigliano solo per la presenza di tre attaccanti, due dei quali sono chiamati a occupare le fasce.

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Un’idea di calcio dunque c’è e non è frutto d’improvvisazione, forse il paragone con la Francia mondiale fatto a inizio stagione non era errato.

Pioli la persegue ancora e come rinforzi chiede centrocampisti abili in questo tipo di gioco, come Gagliardini, e non registi classici. Non gli interessano un Diakhate, un Baselli, “un giovane Pizarro”.

Certo la sua sagacia non è eccessiva, Pioli fa spesso le scelte più prudenti.

Ma un calcio come quello da lui immaginato ha soprattutto bisogno di un’attitudine chirurgica di tutti i componenti del team. La difesa deve essere ermetica e sulle ripartenze c’è bisogno di una spietatezza che non sempre si manifesta.

Per il momento la sua idea di gioco ha quindi fruttato solo un decimo posto in classifica, la noia di molte partite, ma anche momenti miracolosi di gran calcio, come a inizio stagione e in parte nelle ultime partite di campionato e coppa Italia.

Che si tratti di gilet o gioco, Pioli non vuol cambiare e lo capisco. La sua tattica un fascino ce l’ha. Speriamo diventi più produttiva migliorando i solisti.

di Ludwigzaller
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