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Il blog di Ludwigzaller: Folla

Ludwigzaller commenta il difficile momento della società viola

La presa della Bastiglia non aveva calmato gli umori del popolo parigino. Quando si sparse la voce che un tale, un funzionario regio di nome Foulon de Doué, aveva detto, parlando del popolo affamato, “se non hanno pane mangino fieno”, Doué fu aggredito.

Gli staccarono la testa dal collo e gli riempirono la bocca di fieno. Poi la testa fu issata su una picca e portata in giro.  La folla incontrò il genero di Foulon, che fu obbligato a baciare la testa, al grido di “Bacia papà”.

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Oggi non si vedono più scene di questo genere, almeno nella civile Europa. La metafora tuttavia ancora funziona. Poter tagliare la testa al Corvo e portarla in giro appesa a una picca sembra il sogno segreto della folla fiorentina.

Gli elementi dell’immaginario che alimenta le rivoluzioni ci sono tutti: un tiranno avido, incapace di interpretare le necessità popolari, il cui volere è eseguito da cattivi ministri e odiati scherani, che vengono dipinti nei colori del Vitellio Scarpia della Tosca.

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È un quadro che non mi pare corrispondere alla realtà. Se si analizza più da vicino il lungo periodo in cui gli attuali proprietari si sono occupati della Fiorentina, si possono distinguere alcuni grandi cicli. I primi tre anni servirono alla società fallita per risalire dalle serie inferiori e adattarsi alla A.

Si era nel 2005, una vita fa, e finimmo sedicesimi dopo aver cambiato tre allenatori. Ma l’anno dopo nasceva la prima vera Fiorentina, c’era l’odiato Corvo di mezzo che scelse Cesare Prandelli, il quale a sua volta chiese e ottenne molti giocatori del suo Parma, i Mutu e i Gilardino, mentre Corvino pescava sul quasi sconosciuto mercato slavo.

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Furono quattro anni di qualificazioni in Champions e percorsi virtuosi in Europa League. Al biennio cattivo in cui il Corvo si era affidato a Mihajlovic e Delio Rossi, fece seguito un secondo ciclo di quattro anni. Il calcio era cambiato, la fisicità e l’energia d’ispirazione sacchiana erano state sostituite dalle trame eleganti di Guardiola.

La Fiorentina di Pradè, Montella poi Sousa, interpretò genialmente il cambiamento, ottenendo risultati non inferiori a quelli del ciclo prandelliano. Il resto si sa, ma otto anni di calcio di altissimo livello, contrapposti a quattro fallimentari, non giustificano la definizione che circola in questi giorni di peggior gestione nella storia viola.

Si poteva far meglio certo, se si fosse evitato di alternare anni di investimenti sopra misura ad altri di risparmio disperato. E se in certi momenti decisivi (Sousa in testa alla classifica, Prandelli che oscura il Bayern) ci fosse stato più coraggio imprenditoriale.

Anche la comunicazione non è sempre stata all’altezza.

Il popolo ha le sue ragioni, ma in certi casi è andato oltre misura: non si fischia una semifinale persa, è vero, col Siviglia, ma al termine di una Europa League costellata di vittorie.

Per come la vedo, il popolo ha sbagliato anche ad abbandonare la squadra negli ultimi tempi al suo destino, senza saper distinguere tra critiche alla proprietà e quel sostegno che non deve mai mancare, sottovalutando le difficoltà dell’allenatore e dei fanciulli della rosa, e il rischio, che ora si palesa, della Serie B.

di Ludwigzaller
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