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Il blog di Ludwigzaller - Elogio di Cesare da Orzinuovi

Ludwigzaller ritrova un elogio rinascimentale di Prandelli

Al Glorioso Duca Cosimo dei Medici,

                                                            essendo stato chiamato in quest’aula a pronunziare l’Elogio del capitano Cesare da Orzinuovi, mi accingo a farlo con sommo piacere et satisfatione.

Nacque il detto Cesare da Orzinuovi, non distante dalla cipta di Brescia, paese con il quale ha mantenuto un legame di affetto, rafforzatosi quando la recente epidemia ne ha falcidiato gli abitanti, infra li quali di molti suoi amici di infanzia.

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Et ivi cresciuto et messe in mostra le sue doti di calciatore, fu chiamato a giocare nella Juventus di Torino, ove alla corte di Giovanni Trapattoni detto il Trap, gli fue assegnato il compito di aiutante al servitio di più rinomati campioni, che accettò subito con humiltà.

Et smessi li panni dello iocatore, fu alla corte dei Tanzi di Parma, ove raccolse un gruppo di iocatori a lui fedeli, infra li quali vi erano il portiere Frey, gli attaccanti Gilardino e Mutu. Et passava con questi di vittoria in vittoria, in Italia et fuori d’Italia, fino a che lo dominio galattico delli Tanzi fue travolto et la squadra sciolta.

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In quegli stessi anni conquistata Firenze dalli duchi Della Valle da Fermo, fue invitato il detto Cesare a guidare la compagine fiorentina assieme al prete copto Pantaleo Corvino di famiglia ungherese migrata nell’Apulia. Et ivi avendo nella squadra li antiqui iocatori del Parma, mischiati ad altri che venivano dalla Schiavonia trionfare fecie lo Giglio.

Et disfatti gl’Angli nella loro terra, venuto alla pugna con li Tedeschi nei pressi della cipta di Monaco della Baviera poco mancò che li sconfiggesse, coprendosi di gloria.

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Impalmata una nobildonna fiorentina dopo la morte prematura della di lui moglie, che a lungo pianse, viveva felice nella ciptà di Firenze da tutti rispettato et amato.

Per gelosia delli duchi e per intrighi delli perfidi Agnelli piemontesi, fu alla fine sospettato di tradimento et cacciato ignomignosamente.

Di poi alla guida dell’Italiani nelle disfide d’Europa et del Mondo, ancora si distinse per lo suo ioco coraggioso et amabile.

Venuti alle armi con gli ispanici gl’italiani diedero buona prova, ma all’ultimo furono sconfitti dalle armi di Vincenzo del Bosco et dello stratega Josefo da Barcellona detto il Guardiola. Et passati altri due anni, gl’italici in Brasile traditi furono dal caldo et dalle febbri ancor prima di poter mostrare il loro valore.

Sicché ritiratosi a Firenze, menava il detto Cesare vita privata, infino a che non fu di nuovo richiesto di guidare l’armata viola, il che acceptò di fare con l’animo di un novello Cincinnato, senza guadagno et per solo amore della sua patria adottiva.

Et considerate le qualità dell’uomo et quanto in passato Egli ebbe a fare per la Patria sua fiorentina non si può che augurargli successo in una non facile impresa.

Detto nell’Accademia fiorentina da Messer Benedetto Varchi, lo nove di Novembre MMXX.

di Ludwigzaller In copertina: Tiziano, ritratto di Benedetto Varchi
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