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Il blog di Ludwigzaller - Due o tre cose che so di lui

Due o tre cose che Ludwigzaller sa di Prandelli

Ripescando nella memoria mi vengono in mente certi elementi dello stile di Prandelli che avevo dimenticato. Si tratta di dettagli non banali.  Il titolo prende spunto da un bellissimo film di Godard, maestro del cinema negli anni sessanta, oggi in parte dimenticato (2 ou 3 choses que je sais d'elle, 1967).

Aiutante Incomincio dai suoi anni juventini. Prandelli era allora un jolly. Inferiore agli altri campioni per classe aveva compreso il suo ruolo nella squadra: essere pronto a sostituire quelli più bravi quando c’era bisogno.

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Era quindi un giocatore capace di giocare in più posizioni, amato da Trapattoni proprio per questa sua duttilità. Divenuto allenatore Prandelli ha sempre ricercato giocatori come lui, umili e disponibili. Mi viene in mente Gobbi, alla cui carriera Prandelli ha molto contribuito, ma anche il suo attuale collaboratore Donadel.

Nella rosa attuale un candidato al ruolo di aiutante c’è, ed è Duncan. Secondo me Prandelli lo farà giocare spesso e lo toglierà dal ruolo di riserva a vita.

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Vincere con le piccole Sempre dalla scuola trapattoniana Prandelli prende il principio che i campionati si vincono contro le squadre piccole.

Il concetto è semplice: sia che si giochi con la Juve che col Crotone la posta in palio è sempre tre punti, ma vincere con la Juve non è semplice. Bisogna quindi implacabilmente mettere sotto le piccole e medie. Montella, al contrario, vuol sempre vincere, spesso riesce nell’impresa di travolgere grandi squadre, ma sacrificando la fase difensiva gli capita di perdere punti con i team di bassa classifica.

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Montella ha un eccezionale ruolino di marcia contro la Juve, ma è stato tradito da Lecce e Pescara. Di contro Prandelli sa che nelle coppe il pareggio non serve a niente. E va a vincere in casa di avversari nobili come Liverpool e Bayern (al netto di errori arbitrali).

Ambizione Prandelli ha sempre contestato la mancanza di coraggio e si è dichiarato a favore di un calcio ambizioso e vincente. La sua Fiorentina, pur avendo un’organizzazione difensiva molto attenta, non scendeva in campo per pareggiare.

La sua battaglia per un cambiamento di mentalità del calcio italiano l’ha combattuta particolarmente in Nazionale, dichiarandosi sempre nemico dell’italianismo. All’inizio di questa nuova esperienza, Prandelli ha fatto presente che la piazza fiorentina è esigente, vuole il bel gioco e le vittorie.

A me non pare che la squadra attuale, per monte ingaggio e valori, sia condannata alla bassa classifica. Mi aspetto quindi un cambio di passo fin da subito.

Sistema di gioco Il sistema di gioco di Prandelli, per come lo conosco, era una evoluzione del 4-4-2 post-sacchiano.

Giocherà a meno di sorprese con quattro difensori: due centrali esperti, un terzino bloccato e l’altro votato all’attacco; con due centrocampisti, uno coi piedi buoni e l’altro di contenimento. E agli esterni chiederà un lavoro intenso a centrocampo.

In attacco accanto a un centravanti dovrebbe proporre una seconda punta di movimento. La natura anomala del super campione Ribery costituirà un problema per lui come già per Montella e Iachini, e sarà il banco di prova della validità dei suoi schemi.

L’ultima evoluzione del calcio ha portato ad altre visioni. Prandelli non deve imitare nessuno, essere se stesso. Attendo con ansia di vederlo all’opera.

di Ludwigzaller In copertina: la locandina del film di Godard '2 ou 3 choses que je sais d'elle'
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