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Il blog di Ludwigzaller: Darwin

La discussione sulla punta, nata in casa Fiorentina, viene paragonata da Ludwigzaller a quella sulla teoria dell'evoluzione di Darwin

Il 30 giugno del 1860, a Oxford, un vescovo e un professore si scontrarono duramente nel corso della riunione annuale della “British Association for the Advancement of Science”. A prendere la parola per primo fu Samuel Wilberforce, vescovo di Oxford, il quale si scagliò con violenza contro la teoria di Darwin, che era stata resa pubblica pochi mesi prima con la pubblicazione dell’Origine della specie (London, John Murray, 1859).

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Wilborce espose i suoi argomenti contrari all’evoluzione in un discorso acre di circa mezz’ora, al termine del quale si rivolse al suo interlocutore evoluzionista, il professor Thomas H. Huxley, e gli chiese se pensava di discendere da una scimmia per linea materna o paterna.

Huxley, dopo aver controbattuto uno per uno gli argomenti del vescovo, disse che avere dei primati come antenati non gli creava alcun problema, ma che si vergognava di un uomo di fede che pretendeva di parlare di scienza senza saperne nulla.

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E concluse: meglio discendere da una scimmia che da un vescovo. Ora la sala rumoreggiava. Alcuni, tra cui il comandante del “Beagle”, la nave su cui aveva viaggiato Darwin alla volta delle Galapagos, brandivano delle Bibbie. Fu uno scontro leggendario che dà la misura di quali reazioni aveva suscitato l’opera di Darwin poco dopo la sua uscita.

Non era solo un conflitto tra religione e scienza. C’erano scienziati contrari all’evoluzione e prelati progressisti che difendevano Darwin. Quest’ultimo cominciava a essere sempre più spesso oggetto di satire nelle quali si adombrava la sua discendenza dai primati.

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I lineamenti di Darwin incoraggiavano l’ipotesi. Colpisce in particolare l’opinione di coloro che pensavano che se la teoria di Darwin si fosse diffusa l’ordine sociale sarebbe crollato e la società vittoriana si sarebbe disgregata.

Conflitti non meno intensi suscita da tempo la questione calcistica del centravanti. Da quando Guardiola ha osato farne a meno gli strali dei tradizionalisti si sono abbattuti su di lui. Gli argomenti di chi critica la rinuncia al centravanti assomigliano molto da vicino a quelli degli anti-evoluzionisti: eliminare il centravanti è un atto contro la tradizione, la logica, la natura.

Può minare l’ordine sociale e indurre il popolo alla rivolta. Se Dio si esprimesse di sicuro sarebbe a favore del centravanti. Non c’è niente di razionale in queste osservazioni, l’idea è che “si è sempre fatto così, da che mondo è mondo”, dunque perché cambiare?

Ma anche le guerre, le esecuzioni capitali e lo schiavismo hanno alle spalle una lunga tradizione. La discussione si è ora spostata a Firenze. Senza il centravanti Montella ha fatto punti e dato alla Fiorentina un gioco divertente, ma è bastato un pareggio in trasferta perché gli scettici riaprissero il dibattito con toni non dissimili da quelli del vescovo di Oxford che odiava Darwin.

Montella ha un solo modo per tacitare gli oppositori: vincere e dimostrare che il suo metodo contro-natura funziona. Da che parte io stia è noto: con Darwin, Montella e Guardiola. di Ludwigzaller

Nell’immagine: Darwin come scimmia, caricatura apparsa sul giornale satirico “The Hornet”.

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