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Il blog di Ludwigzaller - Boh

Finita la stagione della Fiorentina. E ora che succede? Ludwigzaller risponde come i protagonisti di C'eravamo tanto amati di Scola: boh 

C’è chi dice che il più bel film italiano degli anni settanta sia C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. Non ne sono sicuro, ma il tentativo di Scola di narrare l’educazione sentimentale di chi era nato negli anni venti e aveva l’età giusta, nel 1943-45, per fare la resistenza è indubbiamente riuscito.

Nella scena iniziale vediamo i tre protagonisti nel glorioso periodo della guerra partigiana mentre fanno esplodere in un agguato un blindato tedesco. Li ritroviamo a Roma dove uno di loro lavora come infermiere (Antonio, Nino Manfredi), un altro fa il professore (Nicola, Stefano Satta Flores), mentre il terzo è un brillante e giovane avvocato (Gianni, Gassman).

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Al gruppo si aggiunge una donna affascinante e insicura (Luciana, Sandrelli). Siamo nell’epoca delle grandi speculazioni edilizie e l’avvocato si imbatte casualmente in un costruttore tanto ignorante e plebeo quanto potente. Lascia Luciana e sposa la figlia del costruttore (Elide, Giovanna Ralli nella migliore interpretazione della sua carriera), diventando in breve ricchissimo.

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Antonio raccoglie le spoglie di Luciana che aveva tentato il suicidio e la sposa. Passano gli anni, un giorno i quattro che si erano persi di vista si ritrovano. Per una serie di circostanze gli altri si immaginano che Gianni sia in miseria e che faccia il posteggiatore.

Scoprono il suo indirizzo e decidono di andarlo a trovare, ma all’indirizzo c’è una immensa villa circondata da un parco. Fanno in tempo a vedere Gianni che si tuffa dal trampolino. E ora che si fa, dice uno di loro. E l’altro: boh!  Li vediamo allontanarsi discutendo su quel boh mentre scorrono i titoli di coda accompagnati dalla musica di Trovajoli, che per questo film inventa letteralmente una straordinaria canzone della Resistenza, E io ero Sandokan, che tutti credono vera.

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Al termine di un’annata lunghissima chi tiene alla Fiorentina ne ha viste di tutte. Tutto è incominciato con la defezione di Pioli, cui hanno fatto seguito le sconfitte di Montella, i moti di piazza per spingere i Della Valle a vendere, l’arrivo di Commisso, il suo ottimismo e le sue promesse.

E ancora: Montella che dapprima dà l’impressione di poter far rivivere il suo gioco bellissimo, poi incomincia di nuovo a perdere e viene avvicendato da Iachini, Pessina e Campi, la salvezza conquistata a poche giornate dalla conclusione del campionato che finisce per apparire un grandissimo successo.

Iachini è confermato ma voci di mercato dicono che potrebbe perdere tre o quattro dei suoi migliori giocatori. Commisso si corregge: chi pensava che lui volesse vincere nel calcio ha capito male, la Fiorentina deve puntare a salvarsi, stando intorno a quell’ottavo decimo posto che i Della Valle comunque garantivano, salvo scalare la classifica, in certi casi, fino al quarto.

E ora che succede? Mi viene da rispondere come i protagonisti del film di Scola, e questa è forse la morale se non di tutte della maggioranza delle storie: boh. Non sapevo qual era il tuo nome neanche il mio potevo dir/ il tuo nome di battaglia era Pinin ed io ero Sandokan

di Ludwigzaller

In copertina: Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefano Satta Flores in C’eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974)

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