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Bernardeschi-Babacar-Chiesa, quando la BBC torna a sorridere (insieme)

Bernardeschi-Babacar-Chiesa, per gli amanti dell'acronimi la BBC. Per i tifosi viola i fiori all'occhiello del proprio settore giovanile pronti a sbocciare, definitivamente, in prima squadra diventandone leader. Al di là del mercato, dei contratti, degli interessi legittimi, Bernardeschi Babacar e Chiesa sono i giovani a cui tutta Firenze si è stretta nei momenti di difficoltà, coccolandosi e godendosi giocatori e ragazzi per i quali la maglia viola, non ce ne vogliano altri, ha sempre avuto un peso e un valore particolare.

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E, dovendo giocare con le emoticon, forse questo è il primo vero momento della stagione in cui per tutti e tre la barra è dritta verso il tasto del sorriso, verso un fattore positivo prima mentale e poi fisico che potrà essere l'arma in più per questo finale di stagione.

Khouma El Babacar è stato il primo dei tre a affacciarsi in prima squadra ma l'ultimo a sbocciare, in Primavera guarda caso, in questa stagione.

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Due gol consecutivi, all'interno di una gara e mezzo giocata di fila. Come non succede spesso, come non succedeva da tempo. Baba ha dimostrato ancora una volta che, da buon attaccante, il gol deve essere un qualcosa di naturale, non un surplus.

A Genova avrà sì toccato meno palloni di tutti, solo 17, ma ha confermato il suo killer instinct, con un gol, un'occasione clamorosa divorata e un altro tap in(a inizio secondo tempo) fallito per centimetri. Ha dimostrato che con Kalinic si può giocare, in tandem, in attesa che non diventi solo una pezza a un'emergenza ma un'abitudine.

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Il sorriso di Federico Chiesa, invece, non è solo una cartolina di questo periodo, ma forse l'immagine che ci porteremo dietro di questo anno, un po' così e così.

Il meraviglioso mondo di un ragazzo che in otto mesi debutta allo Juventus Stadium alla prima di Campionato, diventa titolare nella Fiorentina, a tratti trascina i compagni più anziani e, per finire, si guadagna la Nazionale.

Prima l'Under 21, poi addirittura quella maggiore. Una crescita esponenziale fatta di umiltà, determinazione, nessuna paura e tanta consapevolezza dei propri mezzi.

Infine l'ultimo sorriso che ci regala Genova è quello di Federico Bernardeschi, nell'ultimo periodo troppo spesso al centro dei progetti e delle voci future piuttosto che delle cronache calcistiche.

L'infortunio, o comunque il fastidioso edema, ha dato una tregua e il numero 10 viola è ripartito da dove aveva lasciato, con la qualità al servizio della squadra anche nel primo tempo, momento in cui la Fiorentina ha faticato di più.

Ragionamenti da leader, lui che si è preso spesso la viola sulle spalle. Ragionamenti da leader dopo un anno, lo scorso, che da esterno ne aveva forgiato il carattere.

Il futuro è incerto, questione di spazio per Babacar, questione di prospettive e ambizioni per Bernardeschi, questione di cuore per Chiesa.

Ma il presente è fatto di sorrisi, insieme. Per la Fiorentina e l'Europa.

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