Baggio: "Più buia è la notte, più vicina è l'alba". La bella chiacchierata con Cremonini
Lunga intervista che Cesare Cremonini ha realizzato con Roberto Baggio, sulle pagine di Vanity Fair in edicola fino al 24 novembre
Queste alcune parole significativa dell'intervista concessa da Roberto Baggio: «Tutti i sogni hanno un prezzo, caro Cesare. Una volta dissi: i rigori li sbaglia solamente chi ha il coraggio di tirarli. Credo che anche i sogni siano nelle mani di chi ha il coraggio di sognare ed è disposto ad assumersi responsabilità e difficoltà pur di inseguirli e realizzarli.
E io, per inseguirli, ho sottoposto le mie povere ginocchia a un super lavoro. Queste mi tormentano ancora, anche perché gli anni passano (ride, ndr). Ma non mi fermo mai. Il calcio è stata la mia passione, l’ho vissuta intensamente, ora mi limito a guardarlo, mi diverte, specie se vedo delle belle giocate, ma non ho smesso di riempire la mia vita anche con altro.
Detto ciò, non dimentico cosa mi ha insegnato il pallone. Ho imparato a soffrire, a combattere, a rialzarmi, a godermi le vittorie e ad accettare le sconfitte. È davvero una scuola di vita, il calcio, se non vivi quello che ti capita con superficialità, come se tutto ciò che accade fosse frutto del caso.
Da quelle cicatrici di cui parli, che sono sulla pelle, ma anche – più profonde – dentro l’anima, devi trarre insegnamenti. Soprattutto perché il tuo compito, oggi, è provare a educare. Io, lo sai, ho tre figli, e a loro prima di tutti ho cercato di mostrare ciò che le cicatrici mi hanno insegnato.
Non ci si mostra solo a parole, ma anche con i comportamenti. Anzi, soprattutto con questi. Una volta ho letto una frase che mi ha colpito molto: se devi parlare, devi migliorare il silenzio. Da profondo amante della natura so che non è facile migliorare il silenzio, devi davvero avere qualcosa di importante da dire».
Sul presente: «Vivo la famiglia, vedo crescere i figli, mi dedico alla mia terra, parlo con gli amici. Posso dirmi fortunato, so che per tutti non è così ed è proprio per questo che bisogna nutrire un profondo rispetto per la vita, non disperdere il bene che hai ricevuto.
Nel far ciò, non vedo nessun rifiuto, nessuna rinuncia, anzi. Cerco di vivere con passione la mia vita, faccio quello in cui credo e ho sempre creduto. Mi guidano i valori che sono gli stessi di quando ero ragazzo. Forse ora sono un po’ più saggio: l’esperienza, certificata da questi capelli bianchi, ti aiuta a capire meglio, e ti permette di tentare di essere d’aiuto per i più giovani.
Certamente la fede buddhista mi ha aiutato moltissimo nel diventare consapevole di quanto tutto dipenda da noi e dalle cause che mettiamo ogni giorno nella nostra preziosa vita. E soprattutto nel provare immensa gratitudine per quanto ho ricevuto, gratitudine che manifesto cercando di aiutare chi è rimasto più indietro per ragioni diverse.
Tutto questo rende l’allontanamento dal palcoscenico privo di traumi o dipendenze. Si può fare moltissimo anche senza riflettori. E, per una persona timida e riservata come me, credimi, è molto meglio… Diciamo che c’è un tempo per la luce e un tempo per stare nel cono d’ombra.
Non c’è la luce senza la notte». Lo sportivo e l'uomo coincidono? : «Rimanere nel cuore della gente, ecco il risultato più grande per ogni calciatore, per ogni sportivo. Trasmettere valori positivi, regalare momenti di gioia, questo vale più di un risultato in campo, che qualche volta non arriva per un episodio sfortunato.
Non voglio dire che non importano i trofei, alla fine giochiamo tutti per vincere, ma non è solo quello, non può essere solo quello. Vedere la luce negli occhi di tanti appassionati quando ricordano un tuo gesto, un tuo comportamento, una tua giocata: questo riempie il cuore.
E rimane per sempre». Sugli allenatori: «Il calcio è e rimarrà dei calciatori. Gli allenatori più bravi sono quelli che lo riconoscono e sanno trattare con onestà il calciatore, sanno parlargli, sanno mantenere il rispetto, sanno confrontarsi sulle questioni tecniche.
Ecco, allora come adesso, mi piacerebbe avere un allenatore così: le conoscenze tattiche si possono apprendere con lo studio, quelle più difficili da trovare sono le qualità umane. Un allenatore attuale con cui avrei voluto giocare?
Guardiola, credo sia il più bravo di tutti. Secondo me Pep porta in campo e trasmette il senso del gioco; i suoi giocatori ci mettono l’anima perché alla fine sentono di divertirsi, sono felici di giocare per lui, tornano in qualche modo nel campetto della loro gioventù.
Guardiola sa riconoscere l’intimo, l’essenza del calciatore, perché nutre un rispetto totale per ogni singolo giocatore. È consapevole che è il calciatore a vincere le partite, e fa di tutto per metterlo in condizione di dare il meglio.
Anche Conte mi fa divertire, lo conosco bene, è un bravissimo allenatore, ricco di contagiosa carica agonistica. Era così anche quando giocava, voleva sempre il massimo da se stesso e dai compagni. Un bellissimo esempio di chi sa cosa può offrire alla squadra e cosa chiedere.
Antonio è il compagno di squadra che tutti vorrebbero avere: dedito al lavoro e di poche chiacchiere».


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