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Astori, per la perizia "indagini insufficienti per trovare la malattia"

Sul registro degli indagati sono finiti il professor Giorgio Galanti e un collega di una struttura pubblica di Cagliari

Uno lavora a Cagliari, l’altro è Giorgio Galanti, direttore del reparto di medicina dello sport di Careggi. La svolta nell’inchiesta sulla morte dell’ex capitano della Fiorentina Davide Astori è arrivata. Non è in realtà la prima di questa complessa indagine, e non sarà neanche l’ultima.

Ma nel frattempo, come riporta La Repubblica Firenze, la procura del capoluogo Toscano ha messo alcuni punti fermi: i due medici sopracitati sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Sono due professionisti che, nel corso della carriera di Astori, hanno certificato la sua idoneità sportiva.

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Galanti, ordinario di medicina interna, è stato direttore del dipartimento di medicina dello sport quando il capitano viola ha svolto le visite mediche e fino a qualche giorno fa, quando è andato in pensione. Inoltre, fino allo scorso anno è stato anche consulente scientifico a disposizione del reparto medico sanitario della Fiorentina.

«Devo capire e vedere esattamente di cosa si tratta», ha detto il professore. LA PERIZIA. L’iscrizione nel registro degli indagati è stato un atto deciso dal procuratore capo della procura di Firenze Giuseppe Creazzo e dal pm Antonino Nastasi dopo le risposte date dalla perizia del professore dell’Università di Padova Domenico Corrado, chiamato a chiarire se la patologia che ha ucciso Astori fosse in qualche modo diagnosticabile: «Le indagini fatte su Astori erano “insufficienti” per trovare la malattia che poi ha causato la morte – ha spiegato il professor Corradouna patologia silente non facile da individuare».

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E ha continuato: «Non dico che erano sbagliate, ma che i due episodi di aritmie registrate in passato potevano indurre a fare ulteriori approfondimenti come previsto dalle linee guida». Corrado ha anche confermato che Astori è morto per una cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, come già evidenziato dalla prima perizia dell’inchiesta dei professori Gaetano Thiene e Carlo Moreschi che fu disposta dopo l’autopsia dalla procura di Udine.

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Proprio dai risultati di quel primo studio gli atti furono trasferiti a Firenze con i magistrati fiorentini che disposero una seconda superperizia per capire se fosse stato possibile prevedere la patologia e quindi evitare la morte del capitano, avvenuta il 4 marzo scorso, a 31 anni, in una camera d’albergo in Friuli dove era in ritiro con la squadra prima della partita di campionato contro l’Udinese.

ULTERIORI INDAGINI. Gli avvisi di garanzia per i due indagati sono arrivati negli scorsi giorni. E significano solo una cosa: la procura, dopo le perizie, ha bisogno di fare ulteriori accertamenti che richiedono la loro presenza.

Galanti sarà difeso dall’avvocato Sigfrido Fenyes. Uno dei due medici lavorava in un ospedale di Cagliari quando Astori giocava in quella città, dal 2008 al 2014, prima di andare in prestito alla Roma e poi arrivare a Firenze.

I tanti tracciati che hanno descritto il cuore dell'ex difensore durante le visite mediche avrebbero dovuto suggerire anomalie necessarie di approfondimenti e ulteriori controlli fin da quando il calciatore era in Sardegna? GLI ELETTROCARDIOGRAMMI.

Agli atti ci sono anche i referti eseguiti durante le visite mediche a cui Astori è stato sottoposto nella sua carriera. Tra questi anche due elettrocardiogrammi sotto sforzo eseguiti sul calciatore al reparto di Medicina dello sport dell’ospedale Careggi di Firenze svolti per avere l’idoneità sportiva e che avrebbero evidenziato un’extrasistole a due morfologie.

«Non è detto però che il protocollo sanitario che sarebbe potuto essere attivato con ulteriori esami - spiega Corrado - avrebbe potuto evitare la morte di Astori». E anche l’avvocato Alessandro Zonca che assiste la famiglia del calciatore ha spiegato: «Aspettiamo di avere informazioni ufficiali».

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