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Ancora Commisso: "L'eccessiva burocrazia è la rovina dell'Italia. Si deve ripartire"

Il presidente della Fiorentina parla della trattativa con i Della Valle per acquistare il club viola, ma anche della ripartenza del calcio dopo il virus

Queste altre parole di Rocco Commisso al Corriere dello Sport: «Il calcio italiano mi aveva cercato altre volte. La prima nel 2000. I proprietari della Sampdoria erano venuti a chiedermi se fossi interessato a comprare la società.

Poi ci aveva provato Di Benedetto per la Roma. Ma non era il momento giusto: avevo altre priorità, altre responsabilità, delle enormi responsabilità. Nel 2011 avevo trasformato la mia compagnia da pubblica a privata, acquisendo il 100 per cento delle azioni.

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Per farlo mi ero indebitato per 3,7 miliardi di dollari, dovevo e volevo concentrarmi esclusivamente su Mediacom. Quattro anni fa, nel 2016, Della Valle aveva dato il mandato a vendere a Credit Suisse. Lo stesso nel 2017, ma il prezzo era ancora troppo alto.

A gennaio avevo peraltro preso la maggioranza dei New York Cosmos. Un anno dopo mi hanno avvicinato per il Milan, e sai bene quello che è successo».  

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Arriviamo a giugno 2019. «I primi contatti, se ben ricordo, a novembre 2018, eravamo ancora distanti.

A giugno, finalmente, io e Diego, a condizioni più favorevoli, abbiamo chiuso. Sono bastate due, tre settimane. Anche Inghilterra, Belgio e Francia si erano fatti avanti negli ultimi anni, ma io volevo solo l’Italia, fare qualcosa per il mio Paese, una forma di restituzione, di gratitudine.

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A differenza di Tacopina, Pallotta e Di Benedetto, io in Italia ci sono nato e mi sento totally italian. I momenti più felici della mia vita, dopo il matrimonio e la nascita di mio figlio, sono stati il 1982 e il 2006. La sera della finale con la Francia mi trovavo a Firenze, lo sapevi?, a Villa San Michele, e davanti alla televisione ho minacciato tutti quelli che stavano soltanto pensando di tifare per i francesi.

Ora quanto sarebbe bello se arrivassero altri investitori dall’America. Lo sai che la Premier l’hanno risollevata gli americani? Liverpool, Manchester United, Arsenal. Soltanto in seguito sono entrati arabi e orientali. Sì, è vero, c’era già il russo del Chelsea».

Oggi lo United ha 2 miliardi di debiti. «Non bisogna fare confusione. Una cosa sono i debiti, un’altra i profitti. In Italia la Juve è la più indebitata, ma è anche la società che ha ricavi decisamente superiori a quelli di tutte le altre.

Il mio indebitamento era di 1 punto e nove miliardi prima di prendere la Fiorentina, ora è di 2 punto 2. Ma ho un fatturato che mi permette di crescere e investire. Sette miliardi soltanto di fibra per il tutto il Paese. Sono debiti buoni e mi consentono di non aver bisogno di altri ingressi».

Qual è la ricetta di Commisso per ricominciare a vivere durante la pandemia? «L’eccessiva burocrazia è la rovina dell’Italia. Ma anche nel calcio, troppi i passaggi. Oggi ci sono la Lega, Gravina, Malagò, Spadafora e Conte. Se voglio fare uno stadio, e lo voglio costruire perché è la base per il rilancio e la stabilità, sportiva e finanziaria, di un club, incontro la burocrazia regionale, quella dello Stato, le varie – come si dice?

– sovr…». Sovrintendenze. «Nella mia azienda si prendono decisioni in pochi minuti. Rapidità, sintesi, evitiamo i passaggi più inutili, le lentezze, i ritardi. Se una cosa è buona, si fa... Bisognerebbe dare più potere a Dal Pino, io non sono ancora andato a una riunione, ma appena sarà possibile mi troveranno fuori dalla porta».

Lei tempo fa non si pronunciò a favore della ripartenza del campionato. «Io non ho mai detto no. Il calcio e l’Italia devono ripartire, non possono restare fermi ancora a lungo. Il Paese sta andando incontro a una forte recessione.

La mia unica pregiudiziale era il timore che si potesse compromettere la stagione 20-21. Le cose sono cambiate. Fondamentale è la salute. Io ho due mani e si possono fare tante cose con due mani: con la destra la salute, con la sinistra il calcio».

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