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Allenamenti 'facoltativi', tensione tra i club e i giocatori. Il motivo...

Una parte dei giocatori ha inviato una lettera alle rispettive società per la ripresa degli allenamenti: sarà una prestazione per il club

Allenamenti individuali, ma anche facoltativi. Un aggettivo che fa la differenza. A tal punto da accendere una lampadina nella testa di parecchi calciatori di serie A.

Alcuni di loro hanno chiesto lumi direttamente all’Aic. Che significa? Cosa vuol dire? E, probabilmente, anche in base alle risposte che hanno ottenuto, buona parte di loro hanno poi finito per inviare una lettera ai rispettivi club, in risposta alle convocazioni “facoltative”.

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In sostanza, hanno voluto tutelarsi, mettendo per iscritto che si andranno ad allenare per propria volontà, ma anche che, così facendo, faranno gli interessi del club e che non potrà essere considerata una scelta soltanto autonoma.

Nella sostanza, con quella lettera puntano a certificare che anche attraverso gli allenamenti facoltativi forniranno una prestazione, che non può essere considerata diversamente dalla normale attività di un calciatore, scrive Il Corriere dello Sport.

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NODO INGAGGI. La verità, insomma, è che i giocatori hanno il timore di andare incontro ad una fregatura. Al momento, infatti, non ci sono date né per la ripresa degli allenamenti di squadra e nemmeno per le partite. Anzi, esiste la possibilità che la stagione non venga nemmeno terminata.

In quel caso, come ormai noto, i club non vorrebbero pagare i calciatori per i mesi di inattività, essendo mancata la prestazione. Già, ma allora come verrebbero trattate le 2 settimane tra il 4 e il 18 maggio? La risposta, secondo gli atleti del pallone, sta appunto in quella lettera.

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Ma intervenuto a “Fase Pier”, Tommasi, presidente dell’Aic, ha anche avvisato che gli ultimi «non sono stati mesi di riposo per i calciatori, ma di lavoro casalingo. I muscoli si sono comunque rafforzati ma poi bisognerà vedere come risponderanno sul campo.

Bisogna tornare in campo in condizioni perfette. Devono essere tutti in sicurezza, non solo i calciatori ma ogni addetto vicino alle squadre».  

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