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Addio a Magnini, il terzino che accusò il Real. Viola a Parma col lutto al braccio

Se n'è andato lo storico terzino del primo scudetto della Fiorentina. Quella finale di Coppa dei Campioni con il Real Madrid...

Lo ripeteva di continuo ai tifosi che entravano nel suo ristorante, in viale Don Minzoni, un chilometro o poco più dallo stadio che alla sua epoca si chiamava Campo di Marte.

«Non era rigore. Avevo steso Mateos, è vero, ma un metro e mezzo fuori area. Può darsi che il Real Madrid fosse più forte di noi, ma in quella partita non lo dimostrò. La Coppa ce la rubarono». Ardico Magnini è morto ieri, all’età di 91 anni.

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L’immagine di quel rigore che il 30 maggio 1957 condannò la Fiorentina alla sconfitta nella prima finale di Coppa dei Campioni di una squadra italiana l’ha accompagnato per tutta la vita. Mezzo secolo dopo, era sempre arrabbiato con l’arbitro olandese Horn.

Quel rigore lo realizzò Alfredo Di Stefano a 20 minuti dalla fine, poi raddoppiò Gento. Così ricorda Il Corriere dello Sport - Stadio.

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PRIMO SCUDETTO. Magnini era il terzino destro della Fiorentina del primo scudetto. Era nato a Pistoia, suo padre faceva il ciabattino ed amava l’atletica, passione trasmessa al figlio che presto però cambiò sport e nel calcio cominciò subito a farsi valere.

A Firenze rimase otto anni giocando 225 partite con 8 gol. Per i fiorentini era il «leone dello scudetto», aveva una forza incredibile. Gli piacevano le acrobazie tantoché spesso si staccava di qualche metro dall’ala che doveva marcare per poter intervenire poi in volo sul lancio.

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Si racconta che una volta della sua passione acrobatica ne fece le spese Amleto Frignani, ala del Milan all’inizio degli anni Cinquanta, a cui Magnini portò via molari e incisivi con una delle sue entrate. La Fiorentina giocherà domani a Parma col lutto al braccio.

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