Vlahovic, tra Mondiale e mercato. Ora la sfida con l'idolo Ibra: testa di nuovo a Firenze
La qualificazione a Qatar 2022 può cambiare qualcosa nel suo futuro? Ora il Milan e Zlatan: quella maglia dell'anno scorso...
La sbornia per la vittoria in rimonta, e al 90', in Portogallo, davanti ad un Ronaldo in lacrime. La festa con i compagni per il Mondiale centrato senza passare dagli spareggi. Serata magica in Serbia per Vlahovic, che insieme a Milenkovic ha guidato la sua Nazionale alla qualificazione diretta in Qatar 2022.
Ha preso un palo, non ha segnato ma ha contribuito ad un risultato tutt'altro che scontato. Decisivi, invece, furono i suoi gol contro Irlanda, Lussemburgo e Azerbaigian nelle partite precedenti: gare che potevano sembrare 'semplici', ma decise di misura proprio grazie al contributo del centravanti viola.
MONDIALE E FUTURO. Nei giorni in cui, senza campionato, si mettono a punto le strategie proprio intorno al suo futuro in chiave mercato, tra l'interesse delle big inglesi e tedesche (ma non solo) e le piste per i sostituti in viola, Vlahovic si è preso la scena anche in Nazionale.
Sarà in Qatar dunque tra novembre e dicembre 2022, e bisognerà capire se questo cambierà qualcosa nel suo addio alla Fiorentina. Non tanto nell'esito finale, ormai scontato (difficile possa presentarsi al Mondiale ancora da giocatore viola), quanto nelle modalità.
Perché se per gennaio l'attaccante, con il suo entourage, sembra orientato a non voler lasciare Firenze (per diversi motivi, economici e di destinazione), per l'estatela qualificazione Mondiale potrebbe cambiare qualche carta in tavola.
Aumentando ancora il valore e l'appeal del giocatore, ad esempio, ma anche dando forse più forza alla società nel caso in cui l'attaccante e i suoi agenti spingessero per una destinazione precisa, magari rifiutando chi potrebbe portare più soldi nelle casse viola.
Il rischio, insomma, di arrivare al Mondiale magari facendo un po' di panchina potrebbe portare ad evitare il muro contro muro anche da parte del serbo. TESTA A FIRENZE. Situazione che non si è evidentemente creata in queste settimane dopo lo sfogo di Commisso.
Sia per mancanza di alternative (Italiano, con una Fiorentina in zona Europa, non può certo permettersi di lasciare fuori Vlahovic, né ha ricevuto pressioni in tal senso), sia – soprattutto – per un atteggiamento impeccabile sul campo del centravanti viola.
Dieci gol in tredici gare stagionali con la Fiorentina, più le cinque reti in sette gare con la Serbia, raccontano di un ragazzo totalmente concentrato sul campo. Ecco perché da oggi la testa torna a Firenze. Alla Fiorentina.
A quel gruppo che lo ha protetto dalle critiche esterne e dai fischi di qualche settimana fa, a una squadra che si sta rilanciando cercando di rientrare in posizioni europee. Le sue prestazioni sul campo, del resto, hanno portato anche i più 'intransigenti' dei tifosi a passare dalla contestazione all'indifferenza, specie nelle gare interne al Franchi.
SFIDA AD IBRA. E proprio a Firenze sabato sera Vlahovic incrocerà il suo idolo di sempre. Quello Zlatan Ibrahimovic a cui si è sempre ispirato. Diciannove anni di distanza tra i due, generazioni a confronto a suon di gol. Lo svedese, rimasto fuori per settimane a causa di due infortuni, ha giocato solo 6 partite in campionato (284'), segnando 3 gol e servendo 2 assist: una media di una giocata decisiva ogni 57' giocati.
Vlahovic invece ha avuto più continuità (1161' tra campionato e coppa): tra gol e assist, una giocata decisiva ogni 106'. Si sfideranno per la terza volta in carriera: nell'1-1 al Franchi del febbraio 2020 rimasero entrambi asecco, mentre nel 2-3 a Firenze del marzo scorso Ibra segnò e Vlahovic servì un assist a Ribery.
"Mi è sempre piaciuto per il suo carattere e la voglia di non mollare mai. Non permetteva mai a nessuno di comandarlo, poi le giocate mostruose… Lasciamo stare", ha detto qualche mese fa Dusan. "Dopo la partita di marzo giocata a Firenze in cui abbiamo perso 3-2 approfittai del fatto che magari non era molto arrabbiato per chiedergli la maglia.
Me la firmò, facemmo la foto e scrisse la dedica nella nostra lingua. Mi disse di andare avanti così e non mollare mai". Sabato una sfida nella sfida. Con il Milan che resta fin qui l'unica grande del nostro calcio, insieme alla Roma, a cui Vlahovic non ha mai segnato.



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