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Vlahovic-Leao, il futuro fa gol. Talenti in vetrina nel calcio italiano

Da una parte il centravanti serbo, dall'altra lo 'scattista' del Milan: dopo Ronaldo e Ibra, sono loro i talenti del futuro

I soldi, quelli veri, non ci sono più. E i fuoriclasse dobbiamo ammirarli da lontano. L'occhio, però, è rimasto quello da intenditori.

Così il nostro campionato riesce ad attrarre o fuoriclasse sul viale del tramonto, spesso ancora capaci di incidere (Ronaldo, Ibrahimovic, Ribery) o giovani interessanti che scelgono la Serie A come vetrina, luogo ideale per mettersi in mostra.

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Dusan Vlahovic e Rafael Leao sono due autorevoli rappresentanti di questa categoria. Due potenziali crack, ormai poco potenziali e molto reali. Due attaccanti diversi che stasera si ritroveranno contro in Fiorentina-Milan. Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio.

A FIRENZE.  Il serbo è un centravanti come a Firenze non si vedevano dai tempi di Toni e, soprattutto, di Batistuta.  Vlahovic da solo vale mezza squadra. E non solo perché sono i numeri a dirlo: ha firmato otto dei sedici gol della Fiorentina.

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Uno su due è suo. Lo scorso anno furono 21 su 47, la media è quella. Il numero 9 viola è un centravanti fatto e finito. Non ha ancora 22 anni e tra un anno sarà tra i protagonisti del Mondiale in Qatar. La sua Serbia ha fatto infuriare Cristiano Ronaldo.

In area di rigore Vlahovic sa fare tutto. Ha fiuto del gol. Sa smarcarsi. È centravanti di rapina. E allo stesso tempo sa fare a sportellate. Fa gol di testa. In acrobazia. Non disdegna il tiro da fuori, come ad esempio a Benevento quando da circa trenta metri la mise dove solo i giocatori di Playstation possono immagine.

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Ha un'altra caratteristica: i rigori li segna sempre. Sempre. Non ne ha sbagliato uno in carriera.

A MILANO.  Leao, invece, è uno dei pezzi pregiati della politica del Milan. Maldini, Gazidis e Massara, con Scaroni a cucire i rapporti diplomatici, hanno dimostrato come con l'intelligenza e la competenza si possa sopperire alle insufficienze di cassa.

Quello rossonero è un sistema misto: fuoriclasse anziani, Ibra e Giroud, a fare da chioccia a giovani tra i più interessanti del calcio europeo. Talenti che il Milan ha saputo proteggere quando il mare era in tempesta. Leao è uno di quegli attaccanti che raramente può lasciare indifferenti.

Pescato nel Lilla - lo stesso club dove giocava Osimhen - proprio contro la Fiorentina il portoghese ha regalato la sua prima perla italiana. Partendo dalla sinistra, si bevve mezza difesa e andò in porta. Fu la sera dello show di Ribery a San Siro.

Non è un centravanti alla Vlahovic, è uno di quei giocatori perfetti per il calcio contemporaneo. È l'attaccante del futuro. Potente, bello da vedere, sa controllare la palla anche ad alte velocità. E ha un tiro che fa male. Sa strappare come pochi.

Cambia passo e ritmo. Raramente, quest'anno, Pioli ha rinunciato a lui. Quando lo ha fatto, ad esempio in casa col Verona, è dovuto correre ai ripari una volta sotto di due gol.

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