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Troppa poca imprevedibilità nei singoli. Dati horror sui dribbling, vitali se la manovra non gira. E senza Nico...

Troppa poca imprevedibilità nei singoli. Dati horror sui dribbling, fondamentali se la manovra d'attacco non gira. E quando non c'è Nico Gonzalez...

Cosa non stia funzionando al meglio in questa Fiorentina è fin troppo chiaro. Là davanti, nonostante atteggiamento collettivo, identità e posizioni medie parlino di una squadra che è molto sbilanciata in avanti, la Fiorentina crea troppo poco.

Per quanto non subisca granché, anzi tutt’altro, la Fiorentina di Italiano continua ad avere le stesse pecche: la finalizzazione. Non in tutte le gare, sia chiaro, perché la schiacciante vittoria sul Cagliari è di tre giorni fa appena, ma se ci si guarda indietro sono diverse le partite in cui la Fiorentina ha creato pochissimi pericoli.

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E non solo nelle sconfitte, come ieri a Roma o col Venezia, ma anche in partite vinte come quella di Udine, tanto da essere nei bassifondi della Serie A per conclusioni verso la porta avversaria. NON SOLO IL TIRO. Negli ultimi anni, al netto di guide tecniche differenti, si è passati da una Fiorentina che creava tanto e sprecava troppo (da Montella a Sousa passando per Pioli), ad una che spesso e volentieri neanche creava badando più a difendersi (con Iachini), fino a questa che vorrebbe creare, che gioca (nelle idee) per fare un gol in più dell’avversario, ma che resta spesso col colpo in canna non riuscendo ad incidere a dovere nell’ultima porzione di campo avversaria.

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Qualità dei singoli? Assenza di alternative? Limiti? La risposta è tutt’altro che semplice da trovare. Sicuramente sta incidendo la rosa monca messa a disposizione da Italiano, soprattutto in attacco e sulle corsie offensive.

Se siano stati sopravvalutati i vari Sottil e Callejon può essere un argomento di dibattito, che là davanti manchi un altro giocatore alla Nico Gonzalez è fuor di dubbio. Oltre ad un vice Vlahovic, ma su questo c’erano pochi dubbi già da Moena, ancor prima che esplodesse il bubbone sul mancato rinnovo.

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Se col Cagliari la manovra offensiva era stata avvolgente, collettiva e variegata nelle modalità con cui la Fiorentina era arrivata alla finalizzazione,a Roma si è rivista la stessa sterilità mostrata in altre gare. Con l’evidenza di un’altra problematica: la qualità dei singoli nel tentare la giocata individuale, fondamentale quando la manovra vive momenti di  stanca.

Basta vedere i dati sui dribbling:

dati whoscored
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Non è un caso se colui che ne effettua di più è proprio Nico Gonzalez, con tuttavia un’alta percentuale di tentativi falliti, così come non è una casualità che Riccardo Sottil continui a fare tanto fumo e poco arrosto.

dati whoscored
C’è poi l’enigma Callejon, anche all’Olimpico impalpabile se non per due palloni ri-messi nel mezzo nel primo tempo, ma mai capace di saltare l’uomo o inserirsi da dietro, suo punto di forza a Napoli, con tre soli tiri in porta messi a referto in 560’.

dati whoscored
Mentre Italianocontinua a ritenersi (almeno davanti ai microfoni) soddisfatto di come la sua Fiorentina provi a fare trenta, senza però riuscire a far trentuno, è chiaro che non si possa attendere gennaio come panacea di tutti i mali.

Serve un (altro) esterno forte a questa Fiorentina? Sì, su questo ci sono pochi dubbi. Nel frattempo, però, occorre trovare il rimedio ad una sterilità offensiva che non è preoccupante, ma che sarebbe sbagliato ignorare. A Italiano il compito di insistere su meccanismi offensivi visti solo a sprazzi, a qualche singolo (Callejon e Sottil su tutti) l’imperativo di fare qualcosa in più.

Che sia nell’assist, nel dribbling e/o nel tiro. Perché quando la manovra offensiva non gira la qualità individuale può fare la differenza e togliere le proverbiali castagne dal fuoco.

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