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Torreira, il gol è un vizio di gioventù: lo paragonavano a Tevez. Oddo gli cambiò ruolo

La storia del regista uruguaiano che si sta rilanciando alla Fiorentina. Dall'azienda di carne del padre al cambio di posizione al Pescara

Il gol al Sassuolo sa di passato e di calzini con un filo di sangue. Lucas Torreira si presentò a Pescara a 18 anni a testa bassa, impaurito, senza conoscere la lingua e senza mai togliersi i calzettoni davanti agli altri. Un segreto svelato per caso grazie alla moglie di Roberto Druda, l’uomo che lo portò in Italia.

«Gli lavava sempre i panni, poi un giorno scoprì che aveva sette verruche sotto al piede destro». Il dolore neanche ti fa camminare. Lui ci aveva giocato sopra per tre mesi. «Non voleva rimanere fuori». Lucas è così: tignoso, testardo e tosto.

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Sfiora il metro e 70 ma resta un gigante, nonostante un biglietto da visita diverso. Da qui il passato che torna. «Torreira da Fray Bentos, uruguaiano, seconda punta». Come? Lucas? Il regista di Italiano e della Fiorentina quinta in classifica?

Quello passato per Sampdoria, Arsenal e Atletico e che è tornato a segnare in Serie A dopo quasi quattro anni? Lui, sì, playmaker grazie a Oddo, uno a cui dicevano «occhio, quello è troppo piccolo». Lui zitto, col ghigno di chi conosce calcio: «Mena tutti lo stesso».

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Così scrive La Gazzetta dello Sport. DA PUNTA A REGISTA. Un’intuizione vincente nata a Pescara e consolidata negli anni, anche grazie al lavoro di Roberto, osservatore in Sudamerica. Nel 2014 andò a prendere quel chico basso e tosto dalle giovanili dei Wanderers Montevideo.

Uno che vive in simbiosi col pallone fin da quando giocava per strada in Uruguay. Dopo tre anni tra Premier e Liga, la Fiorentina l’ha riportato in Italia, fulcro del gioco di Italiano. Da ragazzino era un goleador, come ha raccontato Roberto: «Lo paragonavano a Tevez».

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Nelle giovanili del Pescara innescava i centravanti, sfornava assist, e forse il filtrante con cui ha mandato in porta Vlahovic nell’ultimo turno gli ha ricordato il passato. Nel 2017-18, con la Samp, arrivò a 4 reti in 36 partite.

Negli ultimi tre anni ne ha segnate 5 tra Arsenal e Atletico. Fin qui ha giocato 15 gare e azzeccato il 69% di lanci lunghi, creato 11 occasioni e vinto il 77% dei contrasti. Regista di lotta, governo e creatività. «Oddo mi disse che da punta sarei arrivato al massimo in C».

Oggi sogna l’Europa con la Viola. Non da attaccante ma da regista. IL PADRE. Torreira è così legato alla sua terra da acquistare una macelleria e darle un nome speciale, ovvero il suo numero di maglia ai tempi della Sampdoria.

Oggi, a Fray Bentos, c’è un’azienda di carne chiamata «34» ed è gestita da suo padre, Ricardo Torreira, un passato da telecronista. «Quando tornava a casa era sempre stanco. Noi eravamo 6 fratelli e volevamo giocare, così lui ci mandava in cortile.

La passione per il pallone è nata lì». Calcio, ma mai solo calcio. Torreira ha 25 anni, giocherà almeno per altri 10-12 stagioni, ma una volta smesso magari tornerà dov’è cresciuto, accanto a papà, a vendere carne.

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