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Tito Corsi: "Il giglio alabardato fu visto come un affronto. Ecco perché fu fatto"

Il direttore generale di quella Fiorentina degli anni '80 parla del giglio tornato ora sulle maglie dei viola: "Il campo spense le polemiche"

Tito Corsi, direttore generale della Fiorentina negli anni '80, quando fu introdotto il giglio alabardato che fece discutere, ne parla così al Corriere Fiorentino: «Ai miei tempi fu un’idea fruttuosa.

Sia mai che possa essere lo stesso anche oggi... Tante aziende ci chiedevano di poter usare il marchio ma per concederlo dovevamo crearne uno nuovo e brevettarlo, il giglio tradizionale era usato dappertutto. Il marchio fu utilizzato da chi produceva oggetti di cartoleria o altro, dietro pagamento di diritti».

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POLEMICHE. «Firenze è tradizionalista e togliere dalla Fiorentina il giglio classico simbolo anche della città fu visto come un affronto e forse noi non siamo stati bravi a spiegare bene il motivo di quella scelta. Si mosse anche l’allora presidente del Consiglio Spadolini e ci fu un’assemblea a Palazzo dei congressi, insomma una sollevazione non indifferente.

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Ma alla fine fu una grande pubblicità. Quelle maglie con il giglio alabardato furono studiate per far sentire i giocatori come dentro un’armatura così che si sentissero più forti». RIPROPOSTO DA COMMISSO. «Nonostante le critiche lo ritengo un segnale positivo da parte della nuova proprietà.

Sarà che sono attaccato alla storia, ma non penso che una maglia possa cambiare molto. E spero che la Fiorentina attuale voglia e possa ripetere i risultati degli anni 80, in particolare il secondo e il terzo posto ottenuto durante il mio mandato.

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Nel calcio c’è una sola certezza: la prova finale è sempre il campo. Se hai i risultati dalla tua parte, le polemiche si sopiscono. Come fu appunto per noi nel 1981-82».

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