I sogni di gloria e l’incubo vivacchiare. Molte incognite, troppi ostacoli. Così sarà impossibile crescere, salvo miracoli. A Napoli per continuare sulla via della tranquillità
Gli ostacoli sul Franchi gettano ombre sulla crescita futura della Fiorentina. Tra sogni di gloria e incubo vivacchiare, intanto la squadra cerca continuità, per restare sulla via della tranquillità
Neanche una pandemia globale, e una crisi economica senza precedenti, hanno indotto la burocrazia a dare una mano concreta a chi aveva in mente di mettere a disposizione centinaia di milioni di investimento per avere, un domani, risorse da poter reinvestire ancora.
La mente corre alla conferenza stampa di Rocco Commisso di qualche mese fa, con l’analisi costi/benefici redatta da Deloitte. Risorse che non avrebbero solamente permesso alla Fiorentina, una società di calcio, di generare introiti, ma anche benefici a tutto il territorio.
Niente da fare, la burocrazia ha detto no. Meglio tenere in piedi una struttura che ha fatto la storia dell’architettura, non considerando il perché sia stata creata: giocare al calcio, e permettere ai fruitori di veder giocare al calcio.
SOGNI DI GLORIA VS VIVACCHIARE. In quella stessa conferenza Commisso disse: “Senza stadio c’è il rischio vivacchiare? Sì”. Quanto lo pensasse davvero, e lo pensi dopo la mazzata arrivata nelle scorse ore, lo dirà il tempo. Di certo i sogni di gloria del suo ‘fast fast fast’ sono già un lontano ricordo.
Come può avere appeal una società come la Fiorentina che ha storia, sì, ma che nel calcio moderno in cui conta quasi esclusivamente il denaro non può stare al passo con i colossi italiani, europei e mondiali? Il fatturato dell’ACF Fiorentina è calato ancora per colpa del covid, nonostante di tasca sua, attraverso Mediacom, Commisso ci abbia messo denari sonanti, a differenza della precedente proprietà.
E sarebbe ipocrita pensare che sia tutto dovuto. Così come è fuori dalla logica dei tempi moderni pensare che un giocatore, che fa il calciatore di mestiere, rinunci a valanghe di soldi perché la Fiorentina ha una storia, perché Firenze, o perché qualsivoglia motivo.
Accadeva negli anni novanta tutto ciò, e comunque anche fior fior di campioni come Batistuta, in quell’epoca guadagnavano miliardi su miliardi. Magari non vincevano granché a Firenze, ma il divario tra quello che potevano guadagnare alla Fiorentina rispetto ad altri grandissimi club non era così ampio come oggi.
Di Antognoni, poi, ce n’è stato uno solo. E investire milioni su un giocatore non è la stessa cosa che farlo su una infrastruttura. Moratti ne è l’esempio. INCOGNITE ED OSTACOLI. Il rischio vivacchiare, dunque, c’è. Ed è concreto.
A meno che non si trovino nuove vie d’uscita. Dalla riqualificazione del Franchi per via pubblica non ci sarebbero vantaggi economici per la società ACF Fiorentina, l’ipotesi Campi Bisenzio richiederebbe iter burocratici lunghi, che dovrebbero comunque richiedere spese pubbliche sperando di trovarle, e di non incappare in ricorsi.
Che è lo stesso motivo per cui Commisso ha preferito cestinare l’ipotesi Mercafir, perché aveva già annusato che chi occupava quella zona avrebbe potuto piantare grane, a fronte di soldi e progetti che invece avrebbe dovuto tirar fuori subito.
Questa non è l’America, in cui in pochi mesi si butta giù e si rifà. Anche per l’assenza di storia e di vincoli creati, questo va detto, per impedire nuovi scempi o deturpazioni varie che nel secolo scorso si sono ripetute inducendo alla creazione di enti e istituzioni preposte ad evitare che ciò si ripetesse.
Ma ci deve, o meglio dovrebbe, essere buon senso e vie di mezzo. Il mondo va avanti, e si sta parlando una struttura creata per assistere ad una partita di calcio. Così come è vero che San Siro è un monumento del calcio, Wembley idem, ma non dell’architettura, e come è altrettanto vero che a Udine o Bergamo abbiano preso strutture insignificanti già esistenti trasformandole in moderne e funzionali.
Incognite, ostacoli, e una sollevazione popolare di chi ogni domenica, quando si potrà, tornerà a prendersi la pioggia, il freddo in un impianto che ha criticità di sicurezza, come stabilito da vari studi. E per evitare la disgrazia serviranno fondi pubblici nel più tipico degli harakiri italiani.
Tutto annunciato? In parte. A Commisso va dato merito di aver combattuto. Continuerà a farlo? IL CAMPO. La crescita, quella vera, resta un miraggio. In tempi in cui solo chi ha accesso alla Champions può tenere i conti in ordine ed investire, la Fiorentina deve accontentarsi di stare dove sta.
L’unica via per uscire dalla mediocrità è andare oltre i propri limiti. O meglio oltre limiti strutturali del sistema calcio. Essere perfetti, non sbagliare la scelta del tecnico, lavorare un minuto più degli altri, non sbagliare alcuna operazione di mercato, rifilare pacchi agli altri monetizzando al massimo e reinvestire su giocatori che rendano di più di chi si è ceduto.
E sperare di entrare nell’elite del calcio. Quello che ha fatto, ad esempio, l’Atalanta, nel corso degli anni. Così come aveva fatto la Fiorentina dei Della Valle nel primo ciclo Prandelli, e con Montella, non riuscendo tuttavia a rimanerci in maniera stabile in quel circus.
Contro il Napoli Prandelli e la sua Fiorentina cercano la via della tranquillità, e risposte su una crescita che ha dato dei risultati che, però, richiedono adesso continuità. Perché ci sono anche delle vie di mezzo tra lo stare a ridosso della zona Europa e il lottare per non retrocedere.
A maggior ragione quando i valori, sulla carta, direbbero ben altro. E qualcosa si è intravisto.


Lascia un commento