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Pres. Commissione Franchi: "Rinnovare, non demolire. Non seguo il calcio"

Parla l'architetta francese Odile Decq, a capo della giuria giudicatrice sul restyling dello stadio: "La demolizione è uno spreco. Niente fiorentini in commissione? Da stranieri si è più obiettivi"

Un’architetta francese a capo della giuria della commissione giudicatrice che dovrà stabilire il miglior progetto per il concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione del Franchi e dell’area di Campo di Marte.

Odile Decq parla così a La Repubblica: «Devo dire che sono molto orgogliosa di far parte di questa commissione perché avverto l’importanza di quel che faremo per una città storica come Firenze e per il futuro del quartiere che ne è interessato. Conosco Firenze molto bene, una città che mi affascina sempre».

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FRANCHI. «Ho visitato lo stadio Franchi, un’opera considerata come una delle più importanti di Pier Luigi Nervi. Per me sarà estremamente fondamentale seguire il concetto di rinnovare e non demolire. Non perché è un’opera razionalista ma più che altro perché è fortemente rappresentativo di una struttura innovativa dell’inizio del XX secolo.

Nervi è uno dei più grandi ingegneri del XX secolo e per me è importante pensare alla sua costruzione, alla sua filosofia cercando di trovare la via per rinnovarla. Con la copertura e con l’adeguamento alle nuove norme previste per gli stadi internazionali. L’architetto deve essere capace di preservare lo spirito dell’artista.

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Tutto il resto può essere differente».

NO ALLA DEMOLIZIONE. Sa che a Firenze si è discusso anche di demolirlo? «Sì, ma non penso sia giusto. Anche perché ci sono delle risorse che penso sia importante conservare e trasformare.

La demolizione è uno spreco».

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STADIO NEL CONTESTO URBANO. «La cosa straordinaria è che lo stadio di Nervi sorgeva in una zona urbana, con una struttura forte, potente. Adesso in alcuni casi è più facile se si pensa, per esempio, agli stadi di baseball negli Stati Uniti, opere che nascono fuori dalla città e hanno molto spazio a disposizione.

Uno stadio urbano, dentro la città, ridefinisce l’aspetto del quartiere. Nel caso di Firenze lo stadio ha ridefinito Campo di Marte. La sua trasformazione dovrà tenere conto di tutto questo, ridefinendo di nuovo il quartiere».

'NON TIFO'. Lei segue il calcio? È una tifosa? «No, mi spiace (ride, ndr). È la prima volta che sono presidente di una commissione che valuta questo tipo di progetti ma ho già avuto l’opportunità di competere per uno stadio di calcio.

Per esempio ho anche vinto un concorso per un progetto di un campo di rugby eppure non conosco neanche quello sport. Non è necessario essere un medico per fare un ospedale, essere un insegnante per fare una scuola. E dunque non è necessario essere una tifosa per fare uno stadio».

NESSUN FIORENTINO IN COMMISSIONE. «Ci sono italiani, portoghesi, inglesi, tedeschi. È vero, non ci sono fiorentini. A volte però gli occhi di una persona cosiddetta straniera, che viene da fuori, possono essere più obiettivi di chi la vive da dentro.

Pensate a me con Parigi. Sarei obiettiva? Forse no, perché conosco troppo bene quella città e la ritengo troppo importante. Avrei una visione quasi partigiana di Parigi. Chi viene da fuori, invece, ha uno sguardo più lucido, più equilibrato e alla fine probabilmente anche più giusto».

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