Da Montella a Iachini, Juric, Prandelli e Gattuso, fino a Italiano (?). Quando la scelta e la gestione dell’allenatore diventa un problema anziché una risorsa
Dalle scintille con Montella a Iachini, Juric, passando per Prandelli e Gattuso, fino a Italiano (?). Quando la scelta e la gestione dell’allenatore diventa un problema anziché una risorsa.
Se la scelta di Gattuso aveva messo d’accordo tutti, anche il nome di Vincenzo Italiano, dopo la rottura imprevista (ma non imprevedibile visto il poco entusiasmo e la scarsa convinzione con cui l’ex Napoli si è presentato a Firenze) col tecnico calabrese, aveva trovato ampi consensi.
Con dei però più o meno legittimi: dalla poca esperienza da allenatore del giovane tecnico dello Spezia al salto che da una piazza come quella ligure a quella viola comporta a livello di pressioni, oltre alla necessità di avere alle spalle una società forte che ne agevoli l’inserimento, a maggior ragione quando un club come la Fiorentina è reduce da tre anni orribili, con la (naturale) conseguente esigenza di ripartire in maniera convincente.
GOFFAGGINE. Anche su Italiano (o Fonseca, o Liverani, o chi arriverà) la Fiorentina ha tuttavia evidenziato una marcata goffaggine nei modi di fare calcio. Sia per come è stato gestito il rapporto con lo Spezia che con lo stesso tecnico, in funzione del suo rapporto (ormai minato) con la piazza ligure.
Le condizioni e le difficoltà per portarlo via da La Spezia erano chiare fin da subito, d’altronde, e potevano essere gestite in maniera differente. Se lo stesso discorso può essere vero solo in parte per Gattuso e il suo legame con Mendes (dove era scritto che prendendo Gattuso Commisso si sarebbe dovuto accollare le imposizioni del portoghese?), è invece palese che la Fiorentina abbia delle difficoltà sianella scelta che nella gestione dei propri allenatori, diventati più un problema anziché una risorsa.
INTERROGATIVI E PROGRAMMAZIONE. Perché si generino, ogni volta, una raffica di complicazioni con i tecnici resta ancora tutto da chiarire. In principio fu Montella e le “situazioni ereditate dalla precedente gestione”, con Pradè che lo avrebbe cambiato ancor prima di iniziare la stagione mentre Commisso optò per il “giusto dargli un’occasione”.
Poi fu la volta di Iachini, con la scelta di riconfermarlo a fine stagione che provocò più di una divergenza interna alla stessa Fiorentina, con Pradè che aveva bloccato Juric, con conseguenti tensioni tra Juric e il Verona, salvo poi dover cestinare tutto.
Quindi l’esonero di Iachini, la scelta di Prandelli, e tutto quello che sappiamo, col ‘mettere toppe’ che ha contraddistinto il cammino della Fiorentina per un anno e mezzo, con conseguente difficoltà (se non assenza) di programmazione.
Cosa che rischia di ripetersi anche quest’estate, per quanto stavolta ci siano tempi più lunghi, ma anche più situazioni da gestire (Ribery, Vlahovic, Milenkovic etc). Se nei precedenti casi può aver inciso l’avere a libro paga ingaggi pesanti come quello di Montella e Iachini fino al 30 giugno 2021, la rottura con Gattuso aveva portato con sé la necessità di muoversi in maniera celere, chiara e producente/produttiva.
Cosa, invece, che non si è verificata. Perché questo sia accaduto toccherà alla società spiegarlo quando l’iter per il nuovo allenatore sarà stato completato. AMBIENTE. Sia Iachini che Prandelli avevano sottolineato più volte la difficoltà nel poter lavorare nell’ambiente fiorentino e Fiorentina, con l’ammissione da parte di Commisso stesso di aver commesso degli errori dai quali, però, c’era la convinzione di aver imparato qualcosa.
Il tempo dirà se sarà stato così. Tra i dati di fatto resta come Nico Gonzalez, l’acquisto più oneroso della storia della Fiorentina, sia passato in secondo piano rispetto alle difficoltà nel trovare un allenatore, con la sola Sampdoria di Ferrero rimasta nella condizione dei viola.
Quel vantaggio, in termini di programmazione, che aveva la Fiorentina con l’annuncio di Gattuso un mese fa, è sfumato diventando ritardo. Il tempo per rimediare c’è ancora, ma dovrà essere gestito al meglio ogni singolo secondo, dall’annuncio del nuovo tecnico in poi.
Un altro anno orribile, come gli ultimi due, non era in preventivo. “La scelta di Gattuso ho visto che ha riportato entusiasmo tra la gente”, aveva detto Commisso nell’ultima uscita pubblica. Quel clima, adesso, non c’è più. Da qui a inizio stagione, tuttavia, c’è ancora modo di poter attenuare una sensazione di disorientamento diffusa tra chi ha il viola nel cuore.
Sarà fondamentale imparare ulteriormente da tutto ciò che è accaduto, stavolta per davvero.



Lascia un commento