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Mentalità, scelte vincenti e... un calendario (senza big) da sfruttare. Per alzare poi l'asticella a gennaio. Ma Vlahovic va tenuto per l'Europa

La vittoria sul Milan può dare ancora più convinzione nel lavoro dei viola. Ora 10 gare contro medio-piccole. Ma il mercato sarà decisivo per le ambizioni di Commisso

"Serve un salto mentale. Abbiamo qualità negli interpreti, fame, voglia di dimostrare di essere una squadra vera. Ci sono momenti in cui si abbassa la fiducia e l’intensità. E così facendo rimettiamo in partita gli avversari.

Ci manca qualcosa per competere con certi avversari, specie sotto l’aspetto dell’autostima". Così parlava mister Italiano dopo la sconfitta di ottobre contro il Napoli. Un mese e mezzo dopo, da una capolista all'altra, ecco il salto mentale.

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Una partita, quella contro il Milan, in cui la Fiorentina ha avuto coraggio, ha aggredito alto, ha saputo soffrire, per poi colpire nei momenti giusti. Ma come ha detto il tecnico viola, "se vai sul 3-0 vuol dire che meriti di vincere".

MENTALITA' E SCELTE. Mentalità vincente nell'accettare la superiorità fisica (e anche tecnica) del Milan, ma giusta è stata la scelta di non portare gli avversari a ridosso dell'area. Un rischio, con quella difesa altissima e i giocatori di Pioli pronti a verticalizzare alle spalle dei viola.

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Ma è stata una mossa che ha premiato, perché Venuti e compagni hanno retto. E la partita si è riaperta solo per il regalo di Bonaventura. Così come, oltre alla scelta di far giocare Duncan dall'inizio, azzeccato è stato il doppio cambio di Italiano, con Gonzalez e Castrovilli dentro proprio nel momento di maggior sofferenza.

Quando sul 3-2 Leao ed Hernandez stavano facendo ammattire i viola. Ma lì la Fiorentina è riuscita a non schiacciarsi più di tanto, a tenere più palloni in avanti. E a trovare il quarto gol. Il coraggio, la personalità. La mentalità.

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Già, quella che chiedeva il tecnico viola ai suoi. "Questa è la prima grande soddisfazione qui a Firenze", ha confidato Italiano nel post-gara. "Nell’ultima riunione ho detto che era il momento di dimostrare i nostri attributi contro le grandi.

Stavamo soffrendo il non far punti contro le big". UNA NUOVA FASE. Insomma, ci sono tanti meriti di Italiano. È innegabile. Dopo 13 giornate la Fiorentina ha 21 punti in classifica, 10 in più dello scorso anno. E soprattutto ha già affrontato tutte le grandi.

Ora per i viola si apre un'altra fase del campionato. Perché da qui a fine gennaio la Fiorentina affronterà 10 squadre che le stanno dietro: le 6 gare finali del girone di andata e le prime 4 del ritorno. Questo non vuol certo dire che per la squadra di Italiano sarà una passeggiata.

Anzi. Perché spesso le partite contro le medio-piccole nascondono più di qualche insidia. Specie ora che la Fiorentina viene rispettata e temuta da tutte, considerata una realtà di questo campionato. Insomma, ci saranno contromisure in più nei confronti dei viola.

Che fin qui hanno stupito tutti, ma che restano squadra in costruzione con dei limiti fisiologici da superare e con cui convivere (almeno) fino a gennaio. TRITTICO IN NOVE GIORNI. Ma senz'altro è un'occasione da sfruttare. Perché lo dice il percorso fatto finora: contro squadre di medio-bassa classifica, la Fiorentina ha vinto 5 volte su 6 (Torino, Genoa, Udinese, Cagliari e Spezia), steccando solo a Venezia.

Ora all'orizzonte ci sono tre gare in nove giorni: sabato l'Empoli al Castellani, martedì prossimo la Samp in casa, domenica 5 il Bologna al Dall'Ara. Gare più che insidiose, perché gli azzurri sono fin qui andati oltre le aspettative, i doriani sono in piena lotta salvezza e la squadra di Mihajlovic ha trovato una sua (importante) fisionomia, al netto del ko contro il Venezia piuttosto immeritato (a conferma, tra l'altro, che i neroverdi sono tutt'altro che squadra materasso).

MEDIO-PICCOLE. Poi dritti fino a Natale. Salernitana e Sassuolo al Franchi, con nel mezzo l'infrasettimanale in coppa sempre in casa contro il Benevento. Quindi il Verona al Bentegodi il 21 dicembre. A gennaio Udinese (casa), Torino (fuori), Genoa (casa) e Cagliari (fuori).

La prossima grande da affrontare sarà la Lazio il 6 febbraio. Nel mezzo, un'eternità. Mentre le altre squadre in corsa per l'Europa si sfideranno in scontri diretti che toglieranno per forza punti a quelle che ora sono dirette concorrenti.

UN MERCATO DECISIVO. Chiaro, la Fiorentina dovrà per il momento fare la corsa su sé stessa. Cercando di inciampare il meno possibile in gare-trappola. E decisivo, alla lunga, sarà anche il mercato di gennaio. Commisso è atteso a Firenze nel giro di una settimana, vivrà da vicino sia la squadra sia le operazioni di mercato.

Con i dirigenti già in movimento da tempo su più fronti. Sarà un bel banco di prova anche per le ambizioni immediate del presidente viola. 'Aggredire' subito le posizioni europee, prendendo due giocatori pronti e funzionali in avanti (un attaccante centrale e un esterno titolare, quello che già chiedeva Italiano in estate), oppure 'giocarsela' con una rosa che sta stupendo tutti, ma che ha mostrato comunque qualche lacuna fin qui?

Certo, una classifica in linea con quella attuale, o magari anche più interessante, a gennaio, potrebbe 'ingolosire' Commisso, che si è sempre detto ambizioso e voglioso di riportare la Fiorentina nei palcoscenici che merita.

Soprattutto, in ogni caso, bisognerebbe scegliere i giocatori giusti, perché negli ultimi anni non sono certo mancati investimenti, quanto magari la bontà di qualche scelta (da Amrabat a Kokorin, da Lirola a Kouamé, fino a Pedro – in alcuni casi sono stati anche ripresi i soldi spesi, a dir la verità).

VLAHOVIC PER L'EUROPA. Anche se è chiaro che molto passerà dal caso Vlahovic. Con la società che si era mossa già da settimane, dopo il comunicato di Commisso, per capire se per gennaio ci fosse qualche club estero disposto a spendere 60-70 milioni per il centravanti serbo.

Che nel frattempo, però, ha ripagato con un atteggiamento impeccabile e con i gol. E anche i tifosi, dopo i malumori iniziali, hanno ripreso a godersi un giovane attaccante sì parecchio ambizioso, ma altrettanto concentrato sulla Fiorentina e sul lavoro quotidiano.

E integrato alla grande nel gruppo di Italiano. Insomma, adesso togliere un giocatore così determinante (metà dei gol e dei punti fatti portano la sua firma, lo dicono i numeri) in una stagione fin qui entusiasmante (visto anche da dove si arrivava) sarebbe controproducente.

A costo di perderci, forse, qualche milione rispetto ad una possibile cessione estiva. Quando si andrebbe sì sempre più verso la scadenza del contratto (giugno 2023), ma con la prospettiva di riuscire comunque a vendere bene un giovane che ha già raggiunto quota 10 gol in 13 gare di campionato e che ha nelle gambe la possibilità di superare anche i 21 centri della passata stagione.

Insomma, se questa Fiorentina vuole davvero puntare all'Europa, oltre ad un paio di innesti mirati, non può prescindere da un giocatore come Vlahovic. Toglierlo dal meccanismo, dover inserire un altro attaccante, con tutte le incognite e le difficoltà del mercato di gennaio, sarebbe davvero un bel rischio.

Ne varrebbe la pena?

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