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L'Inter è la prima italiana ad uscire dalla Superlega. Milan e Juve...

Dopo lo scossone dei club inglesi, nella notte i nerazzurri hanno annunciato il dietrofront. Addio ratificato dalla proprietà cinese

C’è gran confusione attorno alla Superlega o almeno a quello che ne è rimasto. Fuori le inglesi, mentre spagnole e italiane, con molti distinguo, sarebbero i mohicani della situazione, per un improbabile torneo a sei. Che nelle ultime ore si è già ridotto a cinque, scrive La Gazzetta dello Sport.

L'INTER SALUTA. Il primo addio che si è verificato nella notte è quello del club nerazzurro. «Il progetto della Superlega allo stato attuale non è più ritenuto di interesse dall’Inter». E non è un caso che il muro delle italiane si sia sgretolato a partire dai nerazzurri.

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Juve e Milan, infatti, sono più coinvolte perché Ivan Gazidis (si sapeva) e Andrea Agnelli (a sorpresa) avevano lavorato con Florentino Perez alla creazione del torneo. Gabriele Gravina da lunedì obbligherà in ogni caso i club a impegnarsi con l’Uefa, se vogliono partecipare al campionato.

MILAN. L’addio nerazzurro è stato ratificato dalla proprietà cinese, così come per il Milan l’ultima parola spetta a Elliott. Se l’impegno dei cinesi era più superficiale, quello del fondo americano proprietario del Milan era invece un coinvolgimento diretto.

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A Nyon sapevano che Ivan Gazidis stava lavorando alla Superlega. Così aveva detto l’ad rossonero poco prima della grande fuga: «Saremo orgogliosi di giocare la Serie A nel week-end. Con la Superlega comincia un nuovo capitolo.

Così daremo stabilità al calcio». Agli sponsor aveva aggiunto forse con troppa fretta: «L’obiettivo è creare un format nel quale le migliori squadre si sfidino più regolarmente». Ora la trattativa con l’Uefa non appare facilissima, anche perché i rapporti con Boban sono complicati.

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JUVE. Diverso il discorso relativo alla Juve di proprietà della famiglia Agnelli. Di sicuro la proclamazione della Superlega è stata anticipata, con i risultati che si sono visti. Dicono in Inghilterra che i ribelli avevano fatto posticipare l’annuncio della nuova Champions sperando che l’Uefa offrisse il pretesto per una rottura.

Quando hanno capito che questo non sarebbe successo, hanno dovuto cambiare strategia con urgenza. Neanche per Andrea Agnelli sarà facile, dopo la fine del rapporto con Ceferin. Il presidente Uefa non vuole parlare con l’ex amico che aveva fatto sedere spesso al suo fianco, legittimando l’esistenza di un’alleanza saldissima.

Il presidente bianconero ha dichiarato di essere disposto a trattare. UEFA. Proprio Agnelli e Ceferin avevano presentato nel 2019 la prima versione subito respinta da club, federazioni e Leghe. Era quella che prevedeva 4 gruppi da 8 squadre e 24 posti fissi per l’anno successivo (le prime 6 di ogni gruppo).

Una coppa che avrebbe cristallizzato i poteri forti. Dopo oltre un anno si è arrivati alla Champions a 36 che lo stesso Agnelli aveva definito «La mia formula ideale». Salvo poi cambiare idea sulla spinta della Superlega alla quale stava lavorando, senza immaginare che sarebbe stata lanciata (e chiusa) così presto.

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