La sincerità di chi ha sperato fino all’ultimo in firma e riconoscenza, l’ingenuità di chi non ha previsto che tutto ciò potesse precipitare
La sincerità di chi ha sperato fino all’ultimo in firma e riconoscenza, l’ingenuità di chi non ha previsto che tutto ciò potesse precipitare
La deadline era già stata stabilita: il ritorno negli Usa. Ci ha sperato e creduto fino all’ultimo Rocco Commisso, che tuttavia torna in America non solo senza il rinnovo di Vlahovic, ma anche con unarottura che sembra ormai insanabile con conseguenze difficilmente prevedibili, sia sul campo che a livello ambientale e di mercato.
In meno di una settimana è sostanzialmente precipitato tutto. Prima le bordate al procuratore, con toni duri a ‘denunciare’ il rimpallo in cui la Fiorentina e Commisso si stavano trovando tra il calciatore e il suo entourage, con la speranza di forzare la mano entro, appunto, il ritorno in America dello stesso patron viola dopo settimane e mesi di continui slittamenti.
Dalla precedente sosta per le Nazionali a questa, infatti, c’era la speranza di porre la parola fine alla questione rinnovo. Almeno come forma di tutela economica per la Fiorentina (perché nessuno pensava che Vlahovic sarebbe rimasto a vita a Firenze) dinanzi ad una eventuale futura cessione.
SINCERITA’. “Ho sempre promesso ai nostri tifosi che sarei stato sincero con loro e che non avrei mai fatto promesse che non potevo mantenere”, non è un caso se Rocco Commisso inizia così la sua dichiarazione al media ufficiale viola.
Già nei giorni in cui era tornato nella sua Calabria, prima della gara con la Roma, aveva lasciato intendere che non c’era alcuna certezza che il serbo sarebbe rimasto alla Fiorentina, né che Vlahovic avrebbe apposto quella firma sul rinnovo.
Quello non poteva prometterlo. E’ stato sincero, perché in quei giorni rimbalzavano continue ‘presunte’ offerte da City, Tottenham e Atletico Madrid (quella che ha fatto più sul serio), e in quei giorni era sostanzialmente impossibile raggiungere Ristic per parlare di questo benedetto/maledetto rinnovo.
RICONOSCENZA E SOLDI. Non è un caso neanche il fatto che Commisso, già da quei giorni calabresi, abbia posto l’accento sull’offerta di rinnovo più costosa mai fatta dalla Fiorentina ad un singolo calciatore. Per un imprenditore che è partito da zero, che sa cosa vuol dire sudarsi il denaro, non è una casualità.
Così come non lo è l’aver parlato più volte di riconoscenza: “Vlahovic deve capire che è per merito di Rocco e della Fiorentina se è arrivato a questi livelli”, disse in Calabria. Lo ha ridetto, seppur in forma diversa, una settimana fa: “Io alla sua età guadagnavo 200 dollari…”.
Ma la riconoscenza si sa, non alberga nel mondo calcio. Non tanto per un’offerta da oltre 4 milioni netti al calciatore, con bonus e commissioni (per quanto minime) all’entourage, ma quanto per il fatto di costringere la Fiorentina al dover far fronte all’enorme deprezzamento di un proprio capitale.
Elementi cruciali nel calcio di oggi (e nel mondo di oggi, segnato dai postumi della pandemia). Vlahovic, infatti, avrebbe potuto firmare per poi andare ovunque, ma garantendo dei soldi a chi lo ha fatto esplodere. INGENUITA’.
Il coltello dalla parte del manico, tuttavia, lo ha sempre avuto Vlahovic, con l’abile lavoro alle spalle del suo entourage. Ogni tassello è andato ad aumentare il ‘potere’ del serbo e del suo procuratore. Dal mancato immediato intervento sul rinnovo quando Prandelli lo ha promosso a titolare inamovibile della Fiorentina al mancato innesto preventivo di una punta forte o, al limite, di un altro esterno offensivo che potesse permettere a Italiano di schierare Gonzalez centravanti (ruolo che ha già ricoperto in passato) che di fatto, fin qui, hanno reso Vlahovic un titolare inamovibile e imprescindibile.
Il tutto, inoltre, con l’aggravante di aver avuto a che fare con un freddezza dinanzi al rinnovo da parte degli agenti di Vlahovic che può essere retrodatato di mesi, e non certo improvvisa, che poteva lasciare intendere di doverlo cedere la scorsa estate.
E adesso che fare? Costringere Italiano a tenerlo fuori? Con Kokorin come alternativa? Cederlo a gennaio? Perché un acquirente dovrebbe sborsare fior di milioni dinanzi a questa rottura? A Gennaio quale club si priverebbe di un suo grande attaccante con cui rimpiazzare Vlahovic?
Tutti quesiti che la Fiorentina avrebbe potuto prevedere qualora le cose fossero precipitate. Una serie di ingenuità che hanno portato all’esplosione della situazione. Adesso, tutto ciò, andràgestito. Toccherà a Commisso e alla società trovare “nel breve soluzioni fattibili ed adeguate per proseguire al meglio questa nuova ed entusiasmante stagione”, col calciatore che si troverà un ambiente ostile (com’è logico che sia, a maggior ragione quando sulle sue tracce pare esserci già da tempo la Juventus), e Italiano che si ritroverà ad avere a che fare con un caso del quale avrebbe fatto volentieri a meno.



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