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La nuova vita di Jorgensen: "Adesso guido gli autobus, in viola tre mesi bui. Felipe Melo..."

L'ex centrocampista della Fiorentina, molto amato dal popolo viola, ha rilasciato una lunga intervista a Sport Week, nella quale racconta la sua nuova vita

Queste alcune parole di Martin Jorgensen: "Adesso porto avanti l'azienda di famiglia. Il mio bisnonno ha fondato De Graa Busser nel 1920, adesso tocca a me. Guidare pullman mi ha sempre divertito, sei più grande gli altri, in strada ti lasciano passare.

Era più semplice che giocare, ma io volevo diventare un calciatore... " L'arrivo in Italia, a Udine: "Un osservatore fece il mio nome a Pietro Lo Monaco. Venne in Danimarca, incontrai anche Gino Pozzo. Mi convinsero a trasferirmi.

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Ricordo tutto. L'arrivo, il primo giorno in ritiro, gli allenamenti. Helveg mi ha subito insegnato la lingua e fatto assaggiare il cibo italiano. Che bontà il risotto allo zafferano, lo mangio ogni volta che torno". La bici per passione: "Ho iniziato ad uscire con Dainelli.

Uscivamo sempre insieme, non mi sono più fermato. Ogni anno scalo le alpi francese sulle due ruote. La scorsa estate in Italia ho provato lo Zoncolan e lo Stelvio. Sono arrivato in cima". Tre mesi bui in viola: "Alla Fiorentina ho avuto tre mesi bui.

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Non riuscivo a giocare, ad allenarmi, faticavo a muovermi. Mi hanno ricoverato a Careggi per alcune settimane, nessuno sapeva cosa avessi (era una rara forma di influenza con interessamento delle meningi, ndr). Ho pensato di smettere, andare in bici mi ha aiutato a riprendermi.

Era l'inverno del 2009. Io uscivo, il freddo non mi spaventava. Trattavo il rinnovo con Corvino, poi ho segnato al Lecce e siamo andati in Champions. Eppure io e Pantaleo abbiamo continuato a discutere... ". Il ricordo più bello: "Il gol ad Anfield contro il Liverpool.

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A fine partita con Kroldrup, Vargas ed un dirigente girammo tutto lo stadio alla ricerca di una birra fredda. Ci ritrovammo l'esterno del box riservato al Presidente. Non volevano farci entrare perché eravamo in tuta e senza pass.

Alla fine li abbiamo convinti e ci hanno portato anche le birre". La birra, una costante in ritiro: "Spiegai a tutti un gioco popolare delle mie parti. Chi perdeva, doveva bere. Felipe Melo al secondo bicchiere era già ko: in piedi restavamo soltanto noi danesi".

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