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La Nazione: Iachini versione realista, chiede cuore e intensità per la Fiorentina

Beppe molto realista all’inizio della sua seconda avventura sulla panchina viola: grinta e tanta intensità

Se dentro il campo di allenamento, lontano da occhi indiscreti, Beppe abbia fatto il Beppe, come chiesto dalla società non lo possiamo sapere. In conferenza stampa pre gara Iachini ha fatto sicuramente Iachini. Ci sono le prove.

Senso di appartenenza («Non pensavo di essere richiamato, ma alla Fiorentina non potevo dire di no. Sono legato ad ambiente e società»). Richiamo all’unità di intenti («Non conta più Beppe o Cesare, ma solo il gruppo»). E concetti chiari che lui riassume nell’ormai celebre ‘Gioca-gioca’ («Non buttare via la palla e riconoscere le situazioni preparate in settimana»).

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Lo scrive La Nazione. La vigilia della sfida contro il Genoa sembra quasi uguale alle altre anche se il discorso interrotto dopo sette giornate sembra lontano tre campionati. Già, perché Iachini torna con forza a rimarcare alcuni aspetti «Solo con la grinta possiamo pensare di fare prestazioni importanti.

Se non sapremo essere aggressivi nelle due fasi di gioco daremo la possibilità ai nostri avversari di essere migliori di noi». Il Beppe viola 2.0 riparte da una certezza: Vlahovic, con una puntualizzazione. «In estate non abbiamo fatto preparazione e giocava Kouame perché più longilineo e quindi entrato in forma prima di Dusan.

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La stima che ho nei suoi confronti è evidente. Ricordo che dopo la partita a Milano contro l’Inter (quella del clamoroso gol sbagliato, seguito da pesanti critiche, ndr) io l’ho fatto giocare titolare contro tutto e contro tutti».

Ma fermarsi al centravanti è riduttivo

Perché Beppe sottolinea ancora una volta come si aspetti un contributo importante da parte di tutto il gruppo. Non contano più i nomi, ma fondamentale è «che tutti possano portare un rendimento nel momento in cui si viene chiamati».

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Porte aperte dunque anche a quelli che sono stati rivitalizzati da Prandelli e a chi magari ha giocato meno o per niente. Il riferimento a Eysseric e Callejon - senza tralasciare Amrabat - non è puramente casuale. L’ex Napoli merita un discorso molto più approfondito.

Arrivato nelle idee dell’allenatore di Ascoli come sostituto di Chiesa, il suo percorso è stato tormentato sin dall’inizio: «Appena è arrivato ha avuto il Covid. E nella mia gestione di fatto non è mai stato disponibile, poi su cosa sia successo non lo so.

E’ un giocatore importante. Dobbiamo fare in modo di ritrovarlo». Perché può dare ancora tanto alla causa viola. Ma l’aspetto più importante, sempre per tornare al gruppo, è come rimettere in linea di galleggiamento una squadra che ha certamente accusato il colpo: «Abbiamo lavorato su alcune situazione tattiche, ma devo puntare sulle certezze che in questo momento ha la squadra.

Quello che ora conta è l’intensità oltre alla concentrazione».

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