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Il blog di Ludwigzaller - XVII giornata

L’anno  dei tre allenatori secondo Ludwigzaller

La prossima partita coincide con un momento importante del calendario viola. Si tratta di quella XVII giornata nella quale fu esonerato Montella. Dopo diciassette partite Montella aveva fatto diciassette punti, un punto a partita.

Poiché oggi la Fiorentina ha quindici punti, il range oscilla tra i quindici e i diciotto. Bene che vada saremo a diciotto, non un grande risultato viste le aspettative e gli investimenti. Per capire come siamo arrivati a questo impasse bisogna partire da Pioli, oggi osannato e rimpianto.

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Corvino con Pioli aveva impostato un programma biennale che doveva portare alla qualificazione in Europa League o alla finale di Coppa Italia. La qualificazione nelle coppe europee era però ormai lontana e l’Atalanta aveva ottenuto un risultato favorevole a Firenze nell’andata di Coppa Italia.

Corvino disse a Pioli che il suo contratto non sarebbe stato rinnovato. La delusione di Pioli si trasformò in rabbia e lo spinse a dare le dimissioni. La bella idea di richiamare Montella si scontrò contro l’atteggiamento mentale di una squadra che era legata al vecchio allenatore e che stava per essere smantellata.

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Di qui la serie di sconfitte che ne seguì. La riconferma di Montella da parte di Commisso fu una mossa casuale ma a mio parere azzeccata. L’ossatura della squadra fu creata sulla base della visione calcistica di Montella, anche se al risparmio.

Per il ruolo di regista si pensava a Tonali o a Bennacer, arrivò invece Badelj, alle spalle di Vlahovic c’era Boateng. Le riserve erano giovani senza alcuna esperienza in A. Chiesa era ormai mentalmente lontano. Nonostante questi limiti il 3-5-2 acefalo inventato da Montella funzionava.

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Ribery riceveva a ogni partita una standing ovation ed era considerato il miglior giocatore del campionato. I guai arrivarono quando Ribery uscì di scena per infortuni e squalifiche. La Fiorentina ricominciò a perdere. A Firenze si diffuse un’illogica paura di retrocedere.

De Zerbi al Sassuolo aveva subito altrettanti rovesci, ma nessuno lo mise in discussione. Il successore di Montella, Iachini, veniva da un calcio vecchio e difensivo e rispecchiava l’antica paura della B. Gli furono comunque messi a disposizione numerosi titolari, con i quali, in tempo di Covid, arrivò alla salvezza, ma bastarono poche partite del nuovo campionato per capire che non era adatto al compito.

L’ultimo della lista, Cesare Prandelli, era di nuovo in concorrenza con Montella, ancora sotto contratto, ma per farsi preferire abbassò al minimo le sue pretese economiche. Convinto di avere a disposizione una grande rosa si è dovuto ricredere e ora lotta per la salvezza, con concretezza e coraggio, ma esprimendo inevitabilmente un calcio arcaico e difensivo come quello di Iachini.  Si sono insomma succeduti tre allenatori, una situazione che  richiama quanto accaduto a Roma, quando, dopo la morte di Nerone, nel giro di pochi mesi salirono al soglio imperiale tre imperatori, Galba, Ottone e Vitellio.

Ritrovare il filo significa secondo me tornare a un gioco coraggioso, di qualità e organizzato come quello che aveva fatto vedere Montella. Coi pareggi si fa poco, una vittoria vale tre pareggi. di Ludwigzaller

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