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Iachini: "Guardo la Viola col cuore. Vlahovic? Io non lo snobbavo. Non era in forma"

L'ex tecnico della Fiorentina parla della sua ex squadra: "Allenandola ho realizzato un sogno". Poi su Dusan: "Leggenda metropolitana, io dissi di tenerlo. E non era un rigorista con me"

Beppe Iachini, ex allenatore viola, ha parlato a La Nazione. Ecco alcune sue parole: «Fiorentina? L’ho vista alcune volte. Ma quello non è aggiornamento professionale. La Fiorentina la guardo col cuore, è la squadra che ho nel cuore».

ALLENATORE VIOLA. «Diciamo che arrivando sulla panchina viola ho realizzato il sogno della mia vita professionale. Certo che... sfiga. Ho allenato la Fiorentina sicuramente nel periodo più difficile della sua storia. Il Covid, lo stadio senza tifosi, un campionato che si interrompe e quello successivo che inizia di corsa, senza la preparazione...

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ma alla fine è andata bene. E sono felice». CASO VLAHOVIC. «Il gruppo c’è ed è forte, quindi...». A proposito di Vlahovic: lei non lo ’vedeva’ e Prandelli l’ha lanciato, vero o falso? «Ma no, non è così. Quella che io non volessi puntare su Vlahovic è un’assurda leggenda metropolitana».

Eppure... «Allora, nel mio primo anno alla Fiorentina, Dusan ha giocato tanto. Aveva appena 19 anni, ha segnato, non ancora era lui il rigorista ma Pulgar, ma avevo e avevamo tutti grande fiducia in lui. Segnò a Napoli, fece doppietta sul campo della Samp.

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E comunque una cosa deve essere chiara: quando poteva esserci l’occasione di farlo andare altrove magari in prestito, forse a giocare, io fui fra coloro che disse che era meglio tenerlo in viola». Ok, ma all’inizio della stagione successiva, Vlahovic iniziò da riserva, ricorda?

«Ha un fisico importante, è un centravanti di potenza e non aver fatto la preparazione estiva per la pandemia lo penalizzò. Non era in forma». DOPO L'INTER E PRANDELLI. Raccontano che dopo il suo errore nel rocambolesco 4-3 a casa dell’Inter, lei...

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«Sa cosa dissi io a Dusan subito dopo quella partita? Gli dissi: domenica prossima contro la Samp parti titolare. E fu così. Fu il mio modo per fargli capire che credevamo in lui nonostante un periodo difficile, nonostante quell’errore».

Riconoscerà però che con Prandelli, Vlahovic ha fatto il salto definitivo. O no? «Ma sì. Cesare è un amico e ha continuato e perfezionato benissimo la crescita di Dusan, ma non è vero che io snobbavo l’attaccante».

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