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Franchi, il figlio di Artemio: «Il cantiere? Imbarazzante. Per ora forse meglio chiamarlo Comunale...»

L'intervista al figlio del grande dirigente viola a cui è intitolato la stadio di Firenze, sotto i ferri per i lavori di restyling

C'è chi l'ha rinominato Artemio Frankestein, chi invece ha affibbiato al Franchi l'appellativo di Rabbercio Stadium per sottolineare tutte le difficoltà nei lavori di restyling all'impianto. Del resto, il popolo viola si è sempre contraddistinto per la sua ironia tagliente, così sottile quanto efficace. Quei nomignoli però a Francesco Franchi, figlio di Artemio, il grande dirigente che ha dato il nome allo stadio di Firenze, sono una ferita che brucia. «Sentire queste storpiature? Mi fa male - ammette Franchi a La Nazione -. Sono una goliardia che non diverte».

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Franchi, ma a lei lo stadio sventrato dai lavori piace? «Per me è un dramma. Non solo lo stadio, ma anche tutto il resto. I cento anni della Fiorentina in questa situazione, la squadra che arranca in zona retrocessione. E ovviamente lo stadio perché giocare in un impianto del genere non è il massimo. Mi auguro sinceramente che i tempi possano migliorare».

Quando è stata l'ultima volta che è entrato nello stadio che porta il nome di suo babbo? «Di solito guardo le partite in televisione, qualche volta vado anche allo stadio. Vederlo in quelle condizioni è imbarazzante e di certo non fa piacere. Un giornalista sa cosa mi ha chiesto tempo fa?».

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Che cosa? «"Ti offendi se propongo di chiamare lo stadio 'Comunale' invece che 'Franchi' finché non sono finiti i lavori?"». E lei che cosa gli ha risposto? «Che no, non mi offendo. Anzi forse forse (ride, ndr)...».

C'è chi intanto lo ha rinominato stadio Artemio Frankestein oppure Rabbercio Stadium, solo per citare i più "carini"… «Sentire quei nomi mi fa male, capisco la goliardia. Ma per me questa non è una goliardia che diverte, ma che fa male, è una ferita».

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L'ipotesi che un domani lo stadio possa cambiare nome per ottenere in cambio i soldi di uno sponsor invece come la fa sentire?
«Non sarebbe la prima volta. Mi era già successo con lo stadio di Siena che per un periodo fu chiamato Montepaschi Arena, tra l'altro a quei tempi l'assessore allo sport era un amico fraterno...».

E lei all'epoca come la prese? «Capii che le società hanno determinate necessità economiche e che il nome dello sponsor può essere affiancato al nome originario».

Oggi la pensa allo stesso modo? «Certo. L'importante è che non venga cancellato il nome di Artemio Franchi che a detta di tutti è stato il più grande dirigente sportivo italiano».

Suo padre si sarebbe battuto affinché la Fiorentina avesse un nuovo stadio di proprietà? «Secondo me sì, senza dubbio».


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