Forti con le grandi, in difficoltà con le piccole: vecchi difetti che ritornano, c'è da cambiare rotta
Palladino ha cambiato filosofia rispetto a Italiano: squadra più bassa, ripartenze, meno possesso. Ma con le piccole ha sempre faticato: ora Lecce
Ci sono quelli «forti con i deboli ma deboli con i forti» e quelli che, al contrario, mostrano i muscoli quando incontrano qualcuno teoricamente più grande salvo poi rimpicciolirsi se, davanti a loro, si pone un avversario sulla carta abbordabile.
Questione di mentalità, a volte, e di maturità. Perché soltanto i veri grandi affrontano chiunque con lo stesso atteggiamento e senza diminuire l’attenzione quando l’asticella si abbassa. Così scrive il Corriere Fiorentino. GLI INDIZI.
L'inizio di stagione della Fiorentina, ancora poco per arrivare a sentenza, ha lasciato però indizi precisi. La sensazione, tanto per intendersi, è che i viola esprimano il meglio di se stessi quando affrontano le cosiddette big mentre vadano molto più in difficoltà contro le piccole.
Teoria, che per il momento trova puntuale traduzione pratica nei fatti: 1-1 col Parma, 3-3 e 1-1 con la Puskas Akademia, 0-0 col Venezia, 2-2 col Monza e 0-0 con l’Empoli e una sola, sofferta vittoria (contro i New Saints) nelle gare nelle quali Kean e soci partivano favoriti mentre, nelle tre partite giocate contro pronostico e contro squadre più forti o comunque dello stesso livello, sono arrivate due vittorie (contro Lazio e Milan) e una sconfitta con l’Atalanta dopo un primo tempo giocato comunque sostanzialmente alla pari.
PIU' BASSI. Un bel problema visto che l’unica strada per provare a volare alto, e l’esempio da questo punto di vista è sempre la prima Fiorentina di Prandelli, è sbagliare il meno possibile contro le squadre della seconda metà della classifica anche a costo di fare pochi o pochissimi punti negli scontro diretti e contro le grandi.
La domanda è: come mai la formazione di Palladino sta faticando così tanto contro le squadre meno quotate? La risposta, al netto di eventuali limiti caratteriali e di concentrazione, sta nella filosofia di gioco del nuovo allenatore.
Il mister infatti sembra aver scelto di giocare abbassando parecchio rispetto al passato il baricentro della squadra, aspettando per poi ripartire negli spazi. NUOVA FILOSOFIA. Esattamente il contrario di quello che accadeva con Italiano in panchina (che pure di punti con le piccole ne ha lasciati per strada parecchi) e sono i numeri a dirlo: oggi la Fiorentina è settima in serie A per possesso palla medio (54,9% a gara) mentre col vecchio mister era costantemente nelle prime tre; è prima per lanci con 60 passaggi lunghi di media a partita ed è soltanto nona (28%) per tempo trascorso nell’ultimo terzo di campo.
Un atteggiamento che rende al massimo se l’avversario ti attacca (come Lazio e Milan) ma che rischia di andare in crisi se dall’altra parte (vedi Monza, Venezia, Empoli) trovi squadre che si chiudono a loro volta. Toccherà all’allenatore viola Palladino quindi, fin dalla gara col Lecce, trovare una soluzione per battere anche questo tipo di squadre
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