E quindi uscimmo a riveder... giocare a calcio. Quando l'allenatore fa la differenza
Pressing alto, personalità, capacità di soffrire insieme: la Fiorentina sa sempre cosa fare. La mano di Italiano sulla Viola che sta costruendo qualcosa di molto interessante
"E quindi uscimmo a riveder le stelle", o quanto meno a giocareacalcio. A 700 anni dalla morte di Dante, ci può stare il paragone con l'ultimo versodell'Inferno:sì, questa Fiorentina sta provando con forza ad uscire dal buio calcistico.
Con idee, con scelte di calcio, con un allenatore che ha conquistato tutti e una società che lo sta assecondando viaggiando nella stessa direzione. Dopo aver cambiato impostazione rispetto al primo biennio a livello di rapporti con l'esterno e non solo.
E tutto l'ambiente ora segue con passione la nascita di qualcosa di molto interessante. PIEDI PER TERRA O VOGLIA DI VOLARE? Certo, da una parte bisogna stare calmi, perché è davvero troppo presto per esaltarsi. Lo sa la società, che anche dopo Bergamonon ha usato toni troppo festanti, anche se negli spogliatoi la soddisfazione per aver sbancato il campo dell'Atalanta di Gasperini e Percassi, quella società presa spesso come modello calcistico, era tanta.
E lo sa il gruppo, visto che ad esempio da Moena uno dei trascinatori della squadra, Bonaventura, parlava così: "Abbiamo giocatori con grande qualità ma in Serie A il livello è alto. Non dobbiamo sentirci forti ma giocatori che devono lavorare duramente per tirare fuori il meglio.
Anche l’anno scorso, all’inizio, avevamo ricevuto grandi complimenti. E questo non ci ha fatto bene all’inizio. Dobbiamo pensare di essere una buona squadra ma senza organizzazione e duro lavoro non riusciremo e tirare fuori le nostre potenzialità”.
Non era stato il solo, Jack, a tirar fuori delle 'troppe pressioni' e delle 'troppe aspettative' tra i principali problemi dell'ultima tribolata stagione. Quando la squadra andava in campo con paura, non riuscendo ad uscire dal tunnel.
RIVOLUZIONE. Per questo, ancor di più, ora serve calma e lavoro. Ma non si può fare a meno di notare la metamorfosi di questa Fiorentina. Passata, appunto, dalla paura di giocare ogni pallone alla voglia di andare a giocarsela a testa alta contro tutto e tutti.
Su ogni campo con la propria impostazione di gioco, con la propria identità. Questo chiedeva la società ma anche la piazza al nuovo corso. E questo, fin qui, è il grande merito di Italiano e del suo staff. Che hanno iniziato a lavorare sul gruppo da Moena, quando pure tanti erano gli assenti e diversi gli interrogativi su una squadra in costruzione e con pochissimi volti nuovi.
In un'estate attraversata dalla controversa vicenda Gattuso, dal turbolento addio di Antognoni e dall'arrivo solo a fine giugno dello stesso Italiano. Ma lo scetticismo iniziale ha lasciato presto spazio alla grande curiosità, fin dalla prima prova di Roma.
Pur nella sconfitta dell'Olimpico. NUOVA LINFA. E se si guarda bene, dopo sei punti in tre partite, su 21 giocatori utilizzati solo 6 non erano in rosa nella scorsa stagione. Insomma, una vera e propria rivoluzione con gran parte dei giocatori dell'anno scorso.
Quando si parla della mano dell'allenatore... Con Italiano diversi hanno già trovato nuova linfa e sono stati reintegrati nei nuovi schemi: da Callejon a Pulgar, da Sottil a Duncan, da Benassi e Saponara. Siamo solo all'inizio, per qualcuno il percorso sarà più lungo e qualcun altro si ritaglierà giusto il ruolo di comprimario.
Ma senz'altro quell'obiettivo estivo di provare a rivalutare giocatori che negli scorsi anni avevano reso decisamente al di sotto delle loro possibilità, sta dando i primi frutti. In attesa di ritrovare anche il miglior Amrabat, a questo punto, e di riuscire a far esplodere diverse potenzialità ancora inespresse (Sottil su tutti).
Insomma, l'allenatore sta già facendo la differenza. IDENTITA'. E non solo per quanto riguarda i singoli. Perché la vera rivoluzione è a livello di squadra. Lo si vede nelle esultanze, nel senso di gruppo, di 'famiglia', concetto enfatizzato dai protagonisti anche a Bergamo.
C'è la sensazione di poter costruire qualcosa di importante, quella sensazione che aveva portato Milenkovic a rinnovare e Vlahovic a decidere di restare. Ci saranno passi falsi, senz'altro, momenti difficili, ma intanto i risultati aiutano a prendere autostima.
E ci sono diversi punti in comune con la Fiorentina del primo Prandelli o del primo Montella, per restare agli ultimi 15-16 viola. Una squadra che va in campo sapendo sempre cosa fare, avendo un'identità, cercando di imporre il proprio gioco, pressando a tutto campo, mostrando personalità.
E siamo solo all'inizio: con il tempo, l'affiatamento, la conoscenza dei meccanismi l'impressione è che si possa solo migliorare. LA STRADA GIUSTA. Con un allenatore che non molla mai: a Bergamo, a fine partita, è stato ripreso dalle telecamere mentre si arrabbiava con Castrovilli per una mancata copertura.
Questione di mentalità: c'è sempre da migliorare. Senza guardare in faccia nessuno, numeri di maglia o curricula dei giocatori. Con l'Atalanta fuori chi non aveva lavorato in settimana con la squadra e dentro chi aveva spinto bene in allenamento, come Duncan, Igor o Terracciano tra i pali.
Anche scelte forti, in una rosa abbondante ma tenuta sempre sulle spine. Alla vigilia aveva spronato Amrabat, il marocchino è entrato bene in partita. Così come altri. Chiaro che non ci si debba accontentare, sarebbe l'errore più grande.
Ci saranno momenti più complicati, e a quel punto sarà un altro step di crescita. Ma in un inizio di campionato in cui tante squadre (importanti e non) stanno faticando a ritrovare automatismi e ad esprimersi, la Fiorentina sembra già aver trovato la sua strada.
Finalmente si riparte, con idee giuste e voglia di divertirsi. Si torna a respirare calcio. Firenze ne aveva bisogno.

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