Vai al contenuto
×
Aggiungi come fonte preferita su Google

Dragowski: "Arrabbiato quando non giocavo, ero una testa calda. Psicologo e Rosalen: ora sono felice"

Il portiere polacco si racconta a La Repubblica, tra le difficoltà iniziali e la scelta di rinnovare: "Dopo Empoli ero sicuro di andar via, ma..."

«Da bambino vedevo mio padre giocare ed era il mio idolo. Così ho iniziato anche io ma non volevo faticare, non volevo sudare. Quindi ho iniziato giocando come esterno d’attacco perché così non dovevo rientrare in difesa. Meno corsa, meno fatica.

È per questo che poi sono finito in porta (ride, ndr)». Così il portiere viola Bartlomiej Dragowski si racconta a La Repubblica.

sponsored
DIFFICOLTA'. «Il primo anno avevo messo in conto che sarebbe stato di apprendimento per me. Dovevo entrare nei meccanismi.

Dal secondo anno, però, mi sentivo pronto e invece mi sono accorto che ero il secondo portiere: questa cosa mi ha fatto un po’ arrabbiare. Ci sono rimasto male, ero deluso. Non sapevo cosa fare e per me è stato un momento molto duro.

A quei tempi ero anche un po’ una testa calda. Ne sono venuto fuori con un percorso che ho intrapreso con uno psicologo polacco, che tutt’ora mi assiste. Mi ha aiutato a gestire meglio le mie emozioni, i miei pensieri. Non mi ha aiutato solo lui però. Anche il preparatore dei portieri Alejandro Rosalen Lopez, col quale ho un rapporto fantastico.

sponsored

Ci conosciamo ormai da cinque anni e quando vado all’allenamento riesco sempre a divertirmi. E poi la musica, compagna di una vita: amo il genere rap, ascolto tanti artisti ma soprattutto Sfera Ebbasta e Federico Orecchia, in arte Boro Boro».

RITORNO A FIRENZE DA EMPOLI. «Avevo già deciso di non rimanere. Perché non vedevo prospettive per me. Poi però, quando sono tornato da Empoli, è cambiato tutto. Una nuova proprietà, una nuova dirigenza. Ho parlato col presidente Commisso e coi dirigenti e ho deciso di rimanere».

sponsored

PRIMO RINNOVO DI COMMISSO. «Loro non avevano colpe, anzi. Non c’entravano niente col passato. E io ho capito che si stava aprendo una nuova pagina nella mia carriera». E si è pentito? «Mai. Anzi, sono felicissimo di essere rimasto e di aver sposato questo progetto».

RIMANERE A LUNGO. «Contano molto anche le persone che stanno intorno a me. Come i miei genitori, che appena possono vengono a trovarmi. Sono tutti felici, amano questa città. Vivo con Agnieszka, la mia compagna e anche lei qui si trova benissimo.

Perché mai dovrei pensarmi altrove? Io sto bene, sono felice. Le persone a me care anche. E dunque sono ancor più felice».

Aggiungi come fonte preferita su Google

Lascia un commento