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Degennaro (dg Sion) a VI.IT: "Gattuso un predestinato. Commisso ha preso il migliore"

Le dichiarazioni del dirigente del club svizzero sul nuovo allenatore viola

2 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte. Questo il bottino della prima esperienza di Gennaro Gattuso in panchina, da allenatore-giocatore alla guida del Sion nel 2013. Mai banale Rino, che dopo le stagioni al Milan e al Napoli, ha deciso di accettare la proposta di Commisso per riportare la Fiorentina in alto.

Un segnale forte della proprietà viola, che dopo un primo biennio deludente ha deciso di voltare pagina. Per un commento sull'arrivo di Gattuso in riva all'Arno, LaViola.it ha contattato in esclusiva Marco Degennaro, direttore generale del Sion che ha vissuto i primi passi di Rino tra campo e panchina: Quali sono state le prime sensazioni dopo aver letto il comunicato ufficiale?

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"La Fiorentina ha fatto un grande affare, il primo pensiero è stato quello. Ha preso il miglior allenatore che c'è a disposizione in Italia. In primis ha preso una grande persona, poi un allenatore con una mentalità vincente e che sa trasmetterla.

Queste sono caratteristiche importantissime". La Fiorentina ha chiuso il campionato con 22 punti dal settimo posto: come vede la sfida che gli si prospetta? "A settembre si riparte da zero. La Fiorentina può colmare questo gap perché ha un presidente ambizioso e ama la piazza: vuole riportare la Fiorentina a questi livelli e ha dirigenti competenti, e adesso anche un allenatore vincente con una grande mentalità.

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Questi sono gli ingredienti per fare bene per poi tradurli in punti che sicuramente faranno". A 8 anni di distanza da quell'esperienza condivisa, che ricordo ha di Gattuso? "Io lo ripeto sempre: Gattuso è di un altro mondo. Io ho avuto il privilegio di lavorare con lui e posso dire che ha caratteristiche uniche.

Ha dei valori umani che riesce a trasmettere al gruppo di lavoro e tutti si sentono partecipi del suo progetto. E' stata un'esperienza indimenticabile, ha accresciuto il mio bagaglio di conoscenze e il mio modo di vedere il calcio".

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Come è nata l'idea di farlo diventare allenatore-giocatore? "Intanto ci tengo a precisare che è una cosa inusuale non solo in Italia, ma anche in Svizzera. Gattuso però era già un allenatore in campo: aveva il carisma e la personalità per guidare la squadra.

Il mio presidente mi chiese di andare a proporre a Rino il doppio ruolo: quello è stato l'inizio di una carriera che è andata sempre in crescendo". C'è un aneddoto o un'immagine che ricorda che utilizzerebbe per descriverlo? "Fare l'allenatore-giocatore è più da leghe minori, ma farlo in un campionato di livello come quello svizzero è un qualcosa di un dispendio di energie incredibili: solo uno come Rino che preparava gli allenamenti la mattina, andava in campo per dirigerli ed eseguirli, per poi andare alla partita...solo uno come lui poteva fare una cosa del genere.

Un uomo vero che può fare qualsiasi mestiere in maniera corretta perché i principi di base sono giusti". Lo ha visto cambiato rispetto a quell'esperienza? "Inevitabilmente si cresce, lui era un predestinato e lo si poteva intuire, ma non si nasce imparati.

Ogni esperienza che ha fatto lo ha fatto crescere e maturare: lo ha fatto diventare l'allenatore che vediamo oggi con uno staff consolidato anno dopo anno".

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