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Dalle coperture di Biraghi agli stop di Kouame. Limiti/errori mai risolti, che preoccupano soprattutto per il domani

La Fiorentina centra tre punti vitali col Verona. Alcuni giocatori evidenziano progressi, altri i soliti limiti. Elementi da valutare in chiave futura

Un errore ci sta. Quando lo stesso si ripete, svariate volte, diventa punto debole. Nel caso di Dusan Vlahovic, ad esempio, alcune mancanze sono state trasformate in punti di forza. Dal controllo della sfera alla difesa della stessa, oltre al cinismo sotto porta e nei movimenti.

Col lavoro e con la costanza di impiego, il serbo è diventato centravanti vero, in grado di buttarla dentro a ripetizione ma anche di far reparto da solo. Ci sono poi altri punti deboli sui quali non si registrano passi in avanti.

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DA BIRAGHI A KOUAME. E’ il caso, ad esempio, di Christian Kouame. La giocata con l’Atalanta ha messo in mostra il suo lato migliore, ovvero il partire in spazi aperti. Sul controllo del pallone, invece, la manciata di minuti avuta a disposizione contro il Verona ha messo in evidenza gli stessi disarmanti limiti.

Sarà stato per l’ingresso a gara in corso, per il terreno di gioco del Bentegodi insidioso, che ha visto scivolare anche giocatori di ben altra levatura tecnica come Ribery, o per le caratteristiche dell’avversario e della partita.

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Il succo non cambia. Spesso e volentieri Prandelli ne aveva evidenziato limiti tecnici, soprattutto sul primo controllo del pallone. E nel corso dei mesi, ad oggi, quel limite è rimasto tale e quale. Così come resta qualche problema nelle uscite per Dragowski, ma soprattutto la difficoltà per Cristiano Biraghidi garantirecopertura difensiva.

Il gol subito dalla Fiorentina con il Verona assomiglia molto a quello incassato all’Olimpico contro la Lazio. In quel caso fu Lazzari a sovrastare Biraghi, al Bentegodi è toccato a Faraoni. Il tutto condito dalla linea del fuorigioco non tenuta e dalla distanza siderale dall’uomo che si inserisce da dietro.

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Limiti e difetti che si vanno ripetendo da inizio stagione, con una brillantezza/efficacia nella spinta offensiva  vista solo in qualche sprazzo di gara a inizio campionato, dispersa poi col trascorrere dei mesi. IL DOMANI. Da Verona la Fiorentina si porta via punti vitali per la salvezza.

Questo prende il sopravvento su ogni discorso tecnico/tattico. Contava il risultato. E per ottenerlo era logico, quasi sacrosanto, fare la partita che la Fiorentina ha fatto. In chiave futura, tuttavia, è lecito porsi dei punti di domanda su limiti e caratteristiche di questa rosa, nei singoli e a livello collettivo.

Da una mediana da rivoluzionare, alla difesa da ricostruire, fino all’attacco. Perché se è vero che l’anno prossimo, per provare a scalare le gerarchie della Serie A, la Fiorentina dovrà rivoluzionare gran parte della rosa, è altrettanto vero che difficilmente potrà farlo in toto.

Valutazioni dovranno essere fatte sia sulle caratteristiche di chi è già sotto contratto col club viola, sia sul perché qualcuno non sia in grado di tirarle fuori. In pratica, nel caso di diversi calciatori, se siano più i limiti che le doti.

Il tutto, ovviamente, al netto di una nuova guida tecnica che potrebbe riuscire a ‘cavare il sangue dalle rape’, o semplicemente, come nel caso di chi è progredito come Venuti o Vlahovic, aveva solo bisogno di crescere e giocare per evolversi e passare da brutto anatroccolo a cigno.

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