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Dal senso di impotenza e inferiorità alla voglia di giocarsela e di poterci credere. Arriva l’Inter: mondo viola stravolto soprattutto nella testa

Dal senso di impotenza e inferiorità alla voglia di giocarsela e di poterci credere. Arriva l’Inter: mondo Fiorentina stravolto, soprattutto nella testa e grazie ad Italiano

Non sono queste le partite in cui dobbiamo fare i tre punti”, disse Lorenzo Venuti al termine di un Fiorentina-Inter in cui non ci fu praticamente mai partita. ‘Erano troppo forti per noi’, dissero anche Prandelli e Antognoni al fischio finale di quella gara, al termine della quale emergeva un senso di impotenza enorme da casa Fiorentina, una sorta di disarmante naturalezza di non sentirsi (né poter essere)all’altezza  di un avversario che a Firenze non vinceva dal 2014, al quale fiorentine anche inferiori avevano comunque dato del filo da torcere.

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All’orizzonte c’era, inoltre, la partita con la Sampdoria. “Lì sarà fondamentale fare punti, per ottenere la salvezza” era il concetto fondamentale che veniva ripetuto dopo quei 90’, come a dire: ‘oggi siamo troppo inferiori all’Inter, il nostro campionato è con altri avversari’.

Era inizio febbraio, sembra passata una vita. Il tutto con praticamente gli stessi interpreti. A Marassi col Genoa, infatti, c’erano solo Odriozola e Nico Gonzalez di nuovi, con calciatori considerati esuberi come Duncan e Saponara risultati decisivi.

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MENTALITA’. Eppure, rispetto alla Fiorentina che stava chiusa a riccio sperando di non prenderne per eventualmente segnare in contropiede, con manovre offensive senza organizzazione e tutte affidate al solo Vlahovic, non solo col Genoa ma con tutti, con difese schierate quasi sempre a cinque e zero idee in fase di costruzione e finalizzazione, a Marassi la Fiorentina è andata per imporre il proprio gioco, giocare (appunto) e vincere.

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Come ha fatto con l’Atalanta a Bergamo e con la Roma. E adesso attende l’Inter con tutt’altra mentalità rispetto a pochi mesi fa. Tanto che qualche scelta conservativa è stata fatta, stavolta, per affrontare al meglio i nerazzurri campioni d’Italia piuttosto che in funzione della gara contro una squadra che lotta per salvarsi come il Genoa.

Qualche mese fa, invece, si sarebbe preferito dare tutto col Genoa dando già per persa la partita coi nerazzurri. Le partite in cui la Fiorentina deve fare punti, forse, non saranno quelle coi nerazzurri, ma almeno provarci è un dovere quando indossi la maglia viola e porti il nome di Firenze.

NEL NOME DI ITALIANO. Il tutto porta un nome e cognome: Vincenzo Italiano. Non sarà un ‘Messia’, ma è innegabile come abbia, con quasi la stessa rosa che l’anno scorso non faceva tre passaggi di fila e forniva prestazioni oscene, capovolto la mentalità di un intero spogliatoio.

Segreti? Nessuno, a sentire lui. Molto, tuttavia, è passato dal lavoro su motivazioni e testa di un gruppo che non sarà stato da scudetto, ma neanche da salvezza a tre turni dalla fine del campionato, ancor prima dell’organizzazione di gioco che è lontana anni luce da quanto praticava il suo predecessore.

Basterà per vincere contro i nerazzurri e centrare la quarta vittoria di fila? Poco importa. Già arrivare alla gara con l’Inter con fiducia, convinzione e voglia di giocarsela rappresenta un’inversione di tendenza enorme rispetto ad un recente passato in cui l’abitudine alla mediocrità e al senso di impotenza era diventata logorante nell’animo.

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