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Da Chiesa a Rebic e Sarri, 30 i file sospetti su Ramadani. Società non indagate

Secondo Il Corriere dello Sport - Stadio, gli inquirenti ipotizzano mancate dichiarazioni per 60-70 milioni di euro da parte del procuratore

L'inchiesta della Procura di Milano nei confronti di Fali Ramadani è appena cominciata. Nel mirino degli inquirenti la presunta evasione fiscale da parte del superagente macedone, da molti considerato uno dei top 5 procuratori al mondo, indagato insieme a Pietro Chiodi.

L'attuale previsione da parte degli inquirenti è già salita attorno a una cifra di circa 60-70 milioni: un calcolo (attualmente solo ipotetico e che va accertato) derivato dai possibili compensi ottenuti sui contratti di compravendita e rinnovo dei giocatori trattati da Ramadani in qualità di intermediario o rappresentante (almeno 30 operazioni) e sulla base della stima effettuata riguardo al valore dei cartellini di giocatori rappresentati o nella sua orbita, che ammonterebbe attorno ai 700 milioni di euro.

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Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio.

SOCIETA' NON INDAGATE. Previsione che potrà essere perfezionata dagli inquirenti solo una volta ultimata la raccolta e l'analisi di tutta la documentazione richiesta dalla Guardia di Finanza già lunedì a 11 club di Serie A e Serie B: si tratta di Cagliari, Fiorentina, Frosinone, Inter, Juventus, Milan, Napoli, Roma, Spal, Torino, Verona. Nessuna di queste società risulta indagata.

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Tra le operazioni finite sotto la lente degli inquirenti ci sono quelle legate ai trasferimenti o ai rinnovi di contratto di big come Federico Chiesa, Miralem Pjanic, Samir Handanovic, Kalidou Koulibaly, Ante Rebic, Nikola Kalinic, Karlo Butic ma anche dell'allenatore Maurizio Sarri: le trattative legate a questi nomi sono solo una parte di quelle attenzionate.

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Tutto il materiale che la Guardia di Finanza sta ancora raccogliendo dovrà quindi essere analizzato e incrociato con i dati raccolti finora, per determinare l'ammontare complessivo dell'eventuale evasione.

L'INCHIESTA. Secondo i pm Ramadani avrebbe «omesso di presentare dichiarazione dei redditi per gli anni di imposta dal 2018 al 2019 avendo operato con una stabile organizzazione occulta» in Italia «nel settore della mediazione sportiva occultando ovvero trasferendo su rapporti bancari accesi presso istituti di credito italiani ed esteri» i guadagni realizzati rappresentando calciatori di alto livello.

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