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Da Ancelotti a Smith, i maestri di Gattuso. Il 'Cholismo' e i moduli, dal 4-3-3 al 4-2-3-1

In arrivo una rivoluzione tattica con Ringhio: ha imparato tanto, dai Rangers fino al Milan e al Napoli. Difesa ermetica e talenti in attacco

Ancelotti, Allegri e in nazionale Lippi. Sono solo alcuni dei grandi allenatori che Gattuso ha avuto da giocatore nelle sua lunga e vittoriosa carriera. Da tutti ha imparato tanto, da qualcuno ha ’rubato’ qualcosa. Ma forse quello più importante, quello che gli ha dato la spinta definitiva è stato quello più insospettabile: Walter Smith.

E’ il tecnico che lo aveva fortemente voluto nei Rangers Glasgow e che lo ha forgiato nel combattente che si è fatto da solo, costruendosi giorno dopo giorno una carriera entro il campo prima e lungo la linea laterale poi. Così scrive La Nazione.

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CHOLISMO. Da Smith ha ereditato disciplina e organizzazione; esperienza quella scozzese che lo ha segnato non solo nel fisico (tre i punti di sutura dopo uno scarpino lanciato dal tecnico ad altezza volto), ma soprattutto nel bagaglio tattico: i quattro difensori in linea non si discutono da allora.

Tanto che, dopo il passaggio sulla panchina del Milan, Rino viene paragonato a Rocco, ma con l’evoluzione del gioco imposta da Simeone. Il Cholismo non come un vezzo, ma come sistema solido, basato certamente sull’organizzazione difensiva, ma anche in grado di produrre calcio di livello, soprattutto con i talenti offensivi che Gattuso ha sempre avuto e voluto.

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MODULI. E’ dall’avventura con il Milan che Gattuso non rinnega quanto imparato e provato, partendo sempre come base sul 4-3-3, anche se per Ringhio la naturale evoluzione per avere maggiore controllo del campo è il 4-2-3-1. Sistema che permette di esercitare maggiore controllo del gioco non solo in fase di possesso.

Soprattutto nella fase di non possesso le squadre di Gattuso non si affidano a un pressing asfissiante, ma utilizzano i raddoppi o le cosiddette ’trappole’ per mettere in sotto numero gli avversari. Mentre in attacco molto è basato sulla qualità e le intuizioni degli avanti.

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E così anche il Napoli di ieri utilizza gli stessi concetti, trasformando però il dogmatico 4-3-3 in un 2-3-2-3 nel momento offensivo e un camaleontico 4-5-1 quando il possesso è degli altri e che può scivolare in un ermetico 6-3-1.

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