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CorSport: uno schiaffo alla Fiorentina e a chi investe. Il calcio ha bisogno di nuove norme

L'analisi del Corriere dello Sport - Stadio sul rapporto tra società e giocatore, a livello di diritto e investimenti: serve patto di lealtà fra portatori di interesse

Cosa voglia Vlahovic o meglio il suo agente, è chiaro. Tutto e subito.

Un club d’elite e la Champions League. La Fiorentina e le sue evidenti potenzialità non bastano più e nemmeno è sufficiente la promessa di arrivare ad uno stipendio di circa 5 milioni netti l’anno, oltre ai tre milioni di commissioni per i procuratori, guadagnati con un filo di gas.

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Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio.

TUTTO E SUBITO. Vicende del genere sono capitate nel passato, ma questa rischia di condizionare il nostro calcio perché non colpisce una società che arranca, ma un club in espansione, che offre (ad un giovane di 21 anni) il più ricco contratto della sua storia. Ma a Vlahovic o meglio al suo procuratore non importa nulla.

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Entrambi vogliono il calcio d’elite credendo di non poter aspettare. Vogliono la Champions League. A tutti i costi. E subito. Questo è consentito? Sì. È morale, fa il bene del calcio? No. È evidente il carattere predatorio di certi mancati rinnovi con conseguenti trasferimenti obbligati.

COME I LAVORATORI. Passiamo al diritto. Per Vlahovic si applicano una giurisprudenza del lavoro e tutele che equiparano il suo contratto da lavoratore dipendente a quello di chi, proprio a Firenze, viene licenziato per mail. Mentre è invece del tutto evidente che nell’ambito dello sport-show business il trasferimento di un top-player da un club ad un altro è molto più simile alla cessione di un ramo d’azienda che a quello di una chiusura di un rapporto fra dipendente e datore di lavoro.

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Tant’è vero che se licenziare i lavoratori paga in termini di profitto, perdere Vlahovic invece è un duro colpo.

SALTANO GLI EQUILIBRI. Vicende come quella di Vlahovic rischiano di far saltare equilibri e percorsi virtuosi di un’azienda senza debiti.

La Fiorentina ha investito su Vlahovic in abilità, quella di Corvino a suo tempo, che è andato a pescare un potenziale grande talento. Si è spesa in pazienza, grazie agli sforzi di tanti allenatori, citiamo solo Prandelli, che hanno forse sacrificato qualche risultato immediato per favorire l’evoluzione del giovane serbo.

L’attuale proprietà, inoltre, ha pagato a caro prezzo l’acquisizione del club tenendo conto del valore tecnico della squadra fra cui proprio Vlahovic.

INVESTITORI. E allora da dove ricominciare per salvare i (pochi) Commisso che, di tanto in tanto, investono nel calcio?

Dopo solo dieci mesi da grande protagonista, è legittimo che un calciatore possa disattendere un patto di crescita che era nei fatti anche se non formalizzato da regole? Il calcio ha bisogno di norme e comportamenti adeguati ai problemi e ai rischi.

Ha bisogno di un patto di lealtà fra portatori di interesse.

L'ESEMPIO DI COMMISSO. Commisso ha dato un esempio: Vlahovic vuole tutto e subito, Champions e stipendi stramilionari? Il presidente non ha tergiversato: ha spiegato come stanno le cose senza trucchetti e reticenze, rompendo persino un clima di entusiasmo che la sua squadra aveva creato e di cui poteva solo aver vantaggi prolungandone l’intensità.

Ha detto tutto e subito alla sua gente e al mondo del calcio. Il tempo ci dirà se quella di Commisso, in difesa di una lealtà morale d’impresa, sarà stata una battaglia retrò o vincente, oggi possiamo solo dire che è una battaglia giusta.

 

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