CorFio: le offese, il muro di gomma e quei conti che non tornano
Il Corriere Fiorentino torna sulle parole di Commisso, tra riferimenti alla città e lo strumento della querela per chi offende. E sullo stadio...
'Le offese, il muro di gomma e quei conti che non tornano'. Titola così il Corriere Fiorentino un pezzo a firma Antonio Montanaro che torna sulle parole di Commisso.
"Se il presidente della Fiorentina è stato registrato all’anagrafe con il nome di Rocco Benito Giorgio Còmmisso (con l’accento sulla o) non si capisce perché ora debba sentirsi offeso quando viene chiamato Rocco Benito. E non si capisce neppure dove siano le offese alla sua famiglia, a suo padre o a tutti gli italiani emigrati all’estero.
Uomini e donne che, nonostante siano stati costretti nei decenni scorsi a lasciare le zone più povere del Sud Italia, sono riusciti con grandi sacrifici ad affermarsi all’estero.Chi scrive è cresciuto in un piccolo paese del Meridione e da bambino/adolescente ha visto molti adulti ritornare o partire da o verso città lontane. E con alterne fortune. Ma l’ostentazione dell’emigrante di successo, l’orgoglio del self-made-man che arriva nel suo Paese d’origine con il portafogli pieno non possono certo giustificare le uscite provocatorie di Commisso.
L’attacco frontale ai media — tipica strategia di distrazione di massa — è l’aspetto che ha fatto più clamore. Ma c’è dell’altro. Non abbiamo mai considerato il patron viola una macchietta, come riteniamo che sia un errore cadere nella trappola — e molti fiorentini ci sono cascati in pieno, sindaco compreso, almeno in un primo momento — del «o con me o contro di me».
La messa in vendita, pur provocatoria, della Fiorentina da parte di Commisso («lasciate perdere le case al mare e portatemi i 35 milioni di caparra in 10 giorni») è un’offesa gravissima — questa sì! — che avrebbe richiesto una risposta decisa, risoluta, da parte della città, delle sue istituzioni, del suo tessuto imprenditoriale.
Invece è prevalso il (solito) muro di gomma. La prima riflessione riguarda l’identità perduta di Firenze: il patron viola spadroneggia sulle macerie di una città stordita dagli effetti del Covid sul turismo di massa. Commisso, con toni mai permessi a nessuno prima d’ora a Firenze, facendosi scudo con la potenza dei suoi dollari (che qui si trasformano in euro, come ha tenuto a ribadire l’altro giorno, sottolineando l’ulteriore perdita nel cambio) critica ogni obiezione che arriva da chicchessia sulle sue scelte.
Si descrive come una sorta di benefattore, di mecenate, pur non essendolo. E per fortuna, sottolineiamo. Mister Rocco dice di aver speso 170 milioni per comprare la Fiorentina: a noi ne risultano poco più di 130, ma anche se fosse vera la sua cifra sarebbe giustificata dal valore della rosa (senza stadio di proprietà e altri immobili si acquista soprattutto quella): Chiesa (venduto a circa 60 milioni), Vlahovic, Milenkovic, Castovilli e Dragowski già raggiungono da soli e probabilmente superano quella cifra.
Poi ci sono tutti gli altri. Un paragone con Della Valle, De Laurentiis e altre proprietà che hanno rilevato a zero società da fallimenti precedenti è improponibile, primo perché quelle squadre sono partite quasi tutte dalla serie C, secondo perché quei presidenti hanno dovuto ricostruire tutto daccapo, rosa e marchio compresi.
Commisso — dopo aver fatto tentativi anche con il Milan e la Roma — ha comprato a buon prezzo una società senza debiti, reduce da recentissime esperienze europee e ben posizionata nel ranking Uefa. Una lodevole operazione imprenditoriale, ma di sicuro non un’opera di beneficenza.
Certo, il Covid non aiuta le società di calcio, ma le domande che i «peones» del presidente dovrebbero porsi sono: dopo due anni i risultati sportivi sono migliorati o peggiorati? Il ranking Uefa è migliorato o è peggiorato? Il valore della rosa è cresciuto o è diminuito?
La Fiorentina ha più appeal o no? Nei mesi scorsi una risposta abbiamo provato a darla, portando ai lettori la forza dei numeri, senza alcun pregiudizio. E continueremo a farlo. Evidentemente è proprio questo che ha infastidito e continua a infastidire Commisso.
Ma se, come continua a ripetere in ogni occasione, il presidente viola trova diffamanti certe valutazioni, invece di aizzare una parte della città contro l’altra, invece di evitare strategicamente le domande più scomode, può sempre utilizzare a sua tutela lo strumento della querela, cosa che finora non ci risulta abbia mai fatto.
Per concludere, il capitolo stadio: è vero che la burocrazia italiana farebbe perdere la pazienza anche a Giobbe, ma dopo vari tentativi andati a vuoto una soluzione di compromesso sembra essere più vicina. E pochi club in Italia hanno avuto l’opportunità che potrebbe presentarsi alla Fiorentina: circa cento milioni di finanziamenti pubblici per un restyling del Franchi affidato a un concorso internazionale e una concessione per la gestione dello stadio da mettere a bilancio.
Certo non è il «total control» che chiedeva, ma in fondo in fondo, se tutte le ipotesi fossero confermate, a mister Rocco in questa «ingrata» Firenze non andrebbe poi così tanto male".



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