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Burdisso: "Orgoglioso dell'operazione Gonzalez, continuerò a lavorare in Europa. La finale..."

Il dt della Fiorentina, ancora per pochi giorni prima dell'addio, ha parlato della sua esperienza in viola

Nicolas Burdisso ha rilasciato una lunga intervista a Relevo nel quale parla della finale di stasera, del suo lavoro in viola e del futuro lontano da Firenze. "L'anno scorso, quando finì la finale avemmo l'indicazione di essere sulla strada giusta: quella partita ci diede la consapevolezza e la saggezza che c'erano tante cose che si stavano facendo bene e che dovevamo continuare su questa strada, cercando di migliorare la squadra per migliorare i risultati".

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PERCORSO. Essere di nuovo in una finale europea dopo un anno, quando la società non le disputava da tanti anni, ci dà tranquillità perché sappiamo come sono questi momenti, conosciamo questi scenari, penso che la squadra abbia esperienza in questo senso.

Lo ha dimostrato a Bruges e in partite più difficili. In questi due anni abbiamo giocato più di 120 partite, sono tante. Sappiamo cosa desideriamo tutti, per coronare il percorso in questa Conference League". OLYMPIACOS. "In una finale non ci sono favoriti, le percentuali sono 50-50, bisogna giocarsela.

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Un nostro grande punto di forza è stata la nostra identità, quella che ci ha portato a giocare due finali lo scorso anno ed è la stessa di quest'anno. E' vero che loro giocano quasi in casa, ma noi abbiamo la grande ambizione di regalare un trofeo a Firenze, alla nostra città e all'Italia dopo la vittoria dell'Atalanta.

Sarebbe il momento giusto per coronare il lavoro svolto in questi tre anni". FUTURO. "Sono arrivato tre anni fa e sono diventato molto più completo. Quando sono arrivato ho trovato una Fiorentina e me ne vado con un'altra che ha raggiunto tre finali.

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Ho lavorato all'interno di un gruppo che fa un lavoro molto tranquillo, con un carico di lavoro pesante che mi ha permesso di fare tante cose, dalla preparazione del mercato, al dialogo costante con l'allenatore, i giocatori, con gli altri direttori sportivi, a guardare una media di quasi 22 partite al mese seguendo le nostre e altre partite".

MODELLO. "Se devo nominare un mentore o un insegnante posso nominare la persona con cui lavoro, Daniele Pradè. È una persona che mi ha dato assoluta libertà di lavorare. Credo molto nelle persone che hanno attraversato il mondo del calcio e che vogliono lavorare, è un lavoro che richiede molte attenzioni.

Credo molto nelle persone che non vengono dal mondo del calcio, nella nostra squadra lavorano diverse persone che hanno grande fame, voglia di lavorare e di dimostrare". ARTHUR. "È stato un lavorodi gruppo, con Italiano abbiamo lavorato questi tre anni in modo chiaro e fluido.

Ci chiede il profilo del giocatore, che tipo di giocatore gli serve per quel ruolo o funzione, poi noi proponiamo diverse opzioni. Nel caso di Arthur sapevamo di avere un team medico e di recupero di prima classe, abbiamo anche un centro di allenamento unico al mondo e abbiamo la passione delle persone che convince chiunque.

Sapevamo che era la cosa giusta da fare e lo abbiamo detto all'allenatore. L'ho incontrato a Torino con la sua famiglia, ho notato la sua voglia di venire a giocare, gli ho detto che sarebbe successo quello che è successo quest'anno, ecco perché mi riempie di orgoglio.

Vedere che ha giocato 35 partite mi dà soddisfazione. È stato un lavoro congiunto con Barone, che purtroppo non c'è più". NUOVA AVVENTURA. "Oggi voglio continuare a lavorare in Europa. Ho conosciuto molto il mercato. È vero che ho giocato in Italia per 15 anni, ma sono stato tante volte in Belgio, Germania, Olanda, Spagna...

Conosco anche la Premier League, la Francia. La mia idea è continuare in Europa e portare avanti progetti sportivi. Più avanti mi fermerò, ma ora voglio continuare a lavorare". OPERAZIONI. "Non mi piace personificare, ma a livello personale abbiamo dovuto scegliere subito l'allenatore quando siamo arrivati.

La scelta di Italiano è stata importante perché lo conoscevo bene. E per quanto riguarda i giocatori, se devo dirvene uno direi Nico González. Quando è arrivato era molto legato a un altro club ed era importante per lui vedere, soprattutto in me che sono argentino, che la Fiorentina era il suo posto giusto dove crescere, stare in Nazionale ed essere felice di giocare.

Oggi è un punto di riferimento".

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