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Borja Valero: «Quando mi chiamò la Fiorentina non volevo venire. Ormai sono un tifoso in più»

L'ex centrocampista spagnolo ha concesso un'intervista ai canali ufficiali del club nel giorno del suo compleanno

Borja Valero compie oggi 41 anni. Per celebrare l'occasione, è stato invitato a parlare ai canali ufficiali della Fiorentina nel format “Un Secolo Viola”, ideato per festeggiare un altro importantissimo compleanno in arrivo in agosto, il centesimo del club. Nella lunga intervista l'ex centrocampista spagnolo ha ricordato i suoi trascorsi in maglia viola, definendosi orgoglioso di far parte della storia della Fiorentina  «È motivo di orgoglio per me, una società così importante negli anni, con giocatori fantastici che sono passati di qua. Essere un granello di sabbia in questa spiaggia che è la Fiorentina per me è motivo di orgoglio e soddisfazione. Sono contento di fare parte della storia della Fiorentina».

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RICORDI. «I primi ricordi che ho se penso alla Fiorentina sono Batistuta, Baggio, Rui Costa, Antognoni. Giocatori che erano diversi e che hanno fatto la storia di questa società. Quando sono cresciuto in Spagna il calcio italiano non lo facevano vedere tantissimo. Il primo ricordo è Batistuta, ma mi piaceva tanto anche quella di Jovetic che giocava in Champions League».

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UNA STORIA CHE NON DOVEVA NEMMENO INIZIARE. «È iniziata in modo molto particolare. All'inizio non volevo nemmeno venire. Avevo anche altre offerte e, quando arrivò quella della Fiorentina, andai subito su Google a guardare il passato della squadra. Vidi che negli ultimi anni prima che arrivassi io aveva lottato per la retrocessione. Ero appena retrocesso, pensai di non voler tornare a lottare per la salvezza. Avevo un po' di paura di ciò che sarebbe potuto succedere, ma alla fine Macia e Pradè mi convinsero che il progetto era carino. Mi ricordo come se fosse ieri il giorno in cui arrivai a Moena, anche il mister (Montella, ndr) mi guardò scettico dato che mi vide piccolino e un po' magrolino. Mi ricordo la prima conversazione con lui. Alla fine hanno avuto ragione loro, sono stati anni molto belli, ci siamo diverti, siamo stati veramente a fare qualcosa di bello».

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SINDACO. «Non so dirti al 100% come nacque. Ricordo di aver visto all'epoca uno striscione in trasferta a Reggio Emilia con io con la fascia da sindaco. Con il sindaco di allora e con quella attuale ci sono state diverse gag divertenti su questa cosa».

NEL CUORE DELLA GENTE. «Aver fatto bene in campo aiuta, se avessi fatto male tutto questo non sarebbe accaduto. La gente ha visto una persona che lasciava tutto per loro e che ci teneva a capire loro e la città. Uscivo spesso a camminare, ho conosciuto tante persone. Credo che questo per loro sia importante. Da lì è nato questo amore immenso che la gente mi ha dato, io ho provato a ripagarli con le prestazioni in campo».

PARLARE FIORENTINO. «A volte fanno più impazzire la gente rispetto a tutto il resto. Dico le parole fiorentine tipo “babbo” non per apparire, ma perché ho imparato l'italiano qui, dalle persone che ora sono i miei migliori amici».

TIFOSO. «Ormai sono un tifoso in più della Fiorentina. Sono nato e cresciuto al Real Madrid e sono un suo tifoso, ma la Fiorentina è qualcosa di speciale. Non mi piace tanto vedere le partite di calcio, ma quelle della Fiorentina le guardo assolutamente tutte, insieme a quelle del Real Madrid. Spero sempre per il suo meglio, negli ultimi anni è andata vicinissima a dare una gioia immensa alla città. Mi auguro che nei prossimi anni possa fare qualcosa di bello».

IN CAMPO. «Mi piaceva tantissimo essere a contatto con il pallone, provare a combinare nello stretto. Mi piaceva dare una mano anche in difesa, anche se il fisico non era il mio forte. Ci mettevo la testa e l'intelligenza, il cuore. Ero un giocatore di squadra, che provava a dare tutto e a mettere in condizione gli altri di fare gol».

NEL CUORE DEI TIFOSI ANCHE SENZA CHAMPIONS E TROFEI. «Innanzitutto all'epoca in Champions si qualificavano solo tre squadre, una cosa che mi fa rodere tantissimo. Addirittura qualche anno fa ce ne sono andate cinque. Noi facemmo tre anni di fila quarti senza andarci. Essere nella memoria senza vincere niente, vuol dire che siamo stati speciali».


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