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Il blog di Ludwigzaller - La Via Lattea

Il pellegrinaggio lungo la Via Lattea di Sérgio Oliveira

Quando il Signore cominciò a parlare al profeta Osea, gli disse: “Va, prenditi in moglie una prostituta e abbi figli di prostituzione”. Così il secondo versetto del libro di Osea. La Bibbia talvolta ci sorprende con affermazioni che possono apparire scandalose e distanti dalla nostra sensibilità.

Tuttavia Dio parlando a Osea aggiunge una spiegazione: “Poiché il paese non fa che prostituirsi”. È anche per ubbidire a questo comandamento, che è stato impartito loro da un angelo vestito di nero, dai tratti demoniaci, e il volto scolpito di Alain Cuny, che due pellegrini decidono di partire dalla Francia diretti a San Giacomo di Compostela, seguendo uno dei percorsi della Strada di San Giacomo.

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Il punto di arrivo è San Giacomo di Compostela, non lontano dal confine tra Spagna e Portogallo. 

I due pellegrini hanno il volto smunto e barbe di più giorni, indossano vecchie giacche e impermeabili sdruciti. Prima di arrivare a San Giacomo, scivoleranno fuori dal tempo e dallo spazio, incontrando i fautori di antiche eresie, un gesuita e un giansenista che si battono a duello, un oste che per spiegare il dogma della transustanziazione porta ad esempio il pâté di lepre, per essere poi internato in manicomio.

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E ancora il Marchese De Sade e bambine di un collegio che per il saggio di fine anno recitano i canoni del concilio di Braga. Si vedono anche un Cristo ben pettinato che lavora nella bottega del padre e anarchici che fucilano il papa.

Il tutto in un film (La via lattea) che possiede la leggerezza e il rispetto per le cose religiose di un ateo surrealista affascinato dai misteri della fede come Luis Buñuel. Nella sua autobiografia Buñuel racconta che l’idea del film venne a lui e al suo sceneggiatore di fiducia Jean-Claude Carrière mentre vagando in macchina per la Spagna, in estate, si imbatterono in un monastero deserto.

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Chi volesse accusarmi di blasfemia sappia che questo film l’ho visto in un cinema parrocchiale tra giovani cattolici e preti entusiasti.

Insomma per farla breve, la Fiorentina quest’anno ha deciso di dare una forte impronta religiosa alla sua stagione.

Come giocatore simbolo è stato scelto Sérgio Oliveira che per l’altezza, la barba e il viso smunto e patibolare assomiglia come una goccia d’acqua a uno dei due pellegrini, interpretato da Laurent Terzieff. Oliveira è partito da Porto assieme a un direttore spirituale cugino di Gattuso, e ripercorreranno a ritroso la strada di San Giacomo, fermandosi non a Roma, meta ultima di tutti i pellegrinaggi, ma a Firenze.

Nel frattempo i procuratori e gli agenti limeranno i dettagli di un contratto più lungo delle Sacre Scritture. La dieta, il sole e la meditazione gli restituiranno si spera la piena forma. Tanto più che di un miracolato, capace di passare da una valutazione di sei milioni a una di venti, si tratta. 

di Ludwigzaller
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