Vai al contenuto
×
Aggiungi come fonte preferita su Google

Il blog di Ludwigzaller - Goleada

Perdere 6-0 è meglio che soccombere 1-0: la tesi di Ludwigzaller

Giornata nera per Pep Guardiola. Si era di questi tempi, il 17 gennaio 2017, quando il City incontrò l’Everton. La squadra del Pep non entrò mai in partita e alla fine il risultato fu 4-0. Segnò, fra gli altri, Lukaku. Nella visione del tifoso medio non c’è peggior sconfitta che la goleada, è l’umiliazione suprema, il punteggio calcistico che rischia di diventare tennistico.

sponsored

I tifosi si vestono a lutto, gli avversari ironizzano, i giocatori e l’allenatore escono dal campo a capo chino. Quel che accadde alla fine di quella partita tuttavia eluse queste premesse. Come riferirono i giornali popolari inglesi Guardiola riunì i giocatori nello spogliatoio, li elogiò per la bella prova e disse che avevano giocato bene.  Fu quella un’altra delle tante manifestazioni della follia di Guardiola, quel tipo che giocava senza il centravanti e in estate non faceva la preparazione atletica.

sponsored

Eppure quel pazzo vinceva le partite e i campionati.  Era stato il capofila degli italianisti, Gianni Brera, a coniare il termine goleada, esemplato sullo spagnolo torear: nella goleada la squadra che perde viene matata come un toro durante una corrida.

Non ho difficoltà a dichiarare - diceva Brera - che preferisco uno 0-0 ben giocato a qualsiasi goleada bistorta, e come tale comportante errori a bizzeffe. Il buon calcio emoziona anche se un portiere sventa tre-quattro tiri gol da una parte o dall'altra”.

sponsored

E ancora: “Una goleada può esaltare chi la infligge ma senza dubbio mortifica chi la subisce”. Pur di evitare la goleada le squadre di un tempo, dopo essere passate in svantaggio, si chiudevano mostrando un atteggiamento servile e remissivo, offrendo il collo al matador che le finiva con la spada.

La partita terminava con un goal, al massimo due di scarto, e gli sconfitti evitavano contestazioni e licenziamenti. Un andamento fin troppo noioso e prevedibile. Le squadre deboli finivano il campionato tra pareggi, qualche casuale vittoria, e molte goleade scongiurate.

Nel calcio di Guardiola questi assunti sono stati rovesciati. Si gioca per vincere, si attacca fino all’ultimo, anche se si è in svantaggio, anche se si rischia di incassarne altri. La ragione, questa grande assente dal mondo calcistico, suggerisce che tra perdere di goleada o perdere di misura non c’è differenza, a meno che non si giochi una partita di Coppa con andata e ritorno.

Con la precisazione che attaccando puoi rimediare, pareggiare o vincere, mentre se smetti di giocare sei finito. Adottare quest’ottica permette di capire anche la strategia di Montella. Nel suo anno spagnolo al Siviglia Montella ha battuto squadre nettamente più forti, è andato a vincere sul campo del Manchester United di Mourinho e l’ha eliminato dalla Champions, ha sconfitto in Coppa del re l’Atletico Madrid e in campionato ha pareggiato 2-2 con il Barcellona, trovandosi in vantaggio per 2-0 a pochi minuti dalla fine.

Sono arrivate poi sconfitte pesanti, come la manita rimediata in finale di Coppa del re sempre con il Barcellona, ma attaccare comporta rischi, può farti trionfare o cadere nella polvere. Per tutti questi motivi sono portato a non drammatizzare il risultato di Prandelli a Napoli.

Abbiamo perso ma giocando a pallone con coraggio. E se certi episodi fossero andati in modo diverso, la gara avrebbe potuto forse prendere un’altra direzione. Perdere 6-0 è meglio che soccombere per 1-0. Vale anche in amore.

Aggiungi come fonte preferita su Google

Lascia un commento