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"Bernardeschi traditore". Ma davvero ci stupiamo ancora nel calcio di oggi?

Pareva scontato da qualche settimana, e alla fine è successo: Federico Bernardeschi lascia la Fiorentina per accasarsi alla Juventus, storica rivale. Una scelta che non poteva non avere ripercussioni sul ruolo del ragazzo agli occhi dei tifosi viola, passato in dodici mesi da essere il figlio del settore giovanile pronto per diventare una bandiera a diventare un traditore legatosi proprio agli odiati colori bianconeri.

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Un vero peccato.

Perché, che piaccia o no, a livello tecnico Bernardeschi in maglia viola ha messo in mostra numerose qualità, ed è un calciatore che pare possedere ulteriori margini di miglioramento. Tuttavia, quelle dichiarazioni d'amore alla maglia della Fiorentina più volte ripetute sono difficilmente digeribili.

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La più evidente 'sviolinata' in un'intervista del 2 febbraio: "Sento la maglia viola cucita addosso, perché sono a Firenze da quando ho 12 anni .

Sulle scelte future l’amore per la maglia viola peserà eccome". E ancora, in una precedente intervista: "Sarebbe stato difficile andare alla Juventus dopo 11 anni di settore giovanile viola. Spero di diventare un simbolo di questi colori.

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Per me viene prima la Fiorentina, poi Bernardeschi". Senza dimenticare il famoso gesto all'inaugurazione della Coppa Carnevale, quando il carrarese rifiutò la sciarpa bianconera offertagli dal sindaco di Viareggio.

Parole e gesti che fanno male se riportate all'attualità, con un Berna che qualche giorno fa alla Gazzetta dichiara: "A chi non piacerebbe giocare nella Juventus?

", e che adesso è pronto alla nuova avventura in bianconero. Il tifo gigliato non ha fatto niente per nascondere il proprio legittimo disappunto, esponendo diversi striscioni contro il giovane di Carrara.

La verità, però, è che oramai risulta anacronistico stupirsi di situazioni del genere.

Più passano gli anni e più diventa irrazionale "cadere dal pero" per un calciatore che prima giura amore eterno e poi tradisce incorreggibilmente la fiducia dei tifosi. Tifosi troppo romantici (come se la colpa fosse loro...) per questo calcio fatto di numeri e interessi.

Dove lo spazio per il cuore, per i sentimenti, è sempre più risicato.

Sembra un paradosso, dato che sono proprio l'amore e la passione dei tifosi la ragione per la quale il calcio è lo sport più seguito al mondo. Ma tutto questo amore produce una quantità spropositata di soldi, e da qui nasce il cinismo e la disillusione che ormai circonda il mondo del calcio.

E allora che fare? Rassegnarsi all'idea che qualunque giocatore sbarcherà a Firenze sarà felice e contento soltanto fin quando una squadra più blasonata della Fiorentina non digiterà il numero del suo procuratore?

La risposta non è importante perché troppo soggettiva: ciascuno può e deve vivere la propria passione come meglio crede.

Tuttavia, non stupiamoci più di tanto di situazioni 'alla Bernardeschi', perché la percentuale di casi simili tende a salire con il passare del tempo, a prescindere che la piazza protagonista sia Firenze o una qualsiasi altra città del calcio che conta.

Certo, il caso di Bernardeschi è particolarmente doloroso; sia per la destinazione fortemente voluta dal ragazzo sia per quello che Berna simboleggiava fino a 12 mesi fa agli occhi di Firenze.

La paura che una situazione simile possa ripetersi in un futuro prossimo con un altro Federico cresciuto nel settore giovanile è concreta.

Ma la storia di Chiesa deve essere ancora scritta, perciò è inutile dare per scontata una sua partenza. Ed è parimenti inutile proclamarlo nuova bandiera della Fiorentina.

Insomma, per non rischiare di imbattersi in cocenti delusioni bisognerebbe concentrarsi sul presente, perché nel contesto attuale il futuro è deciso da soldi, ambizioni ed interessi personali.

Troppo poco spazio per l'affetto e la riconoscenza, tipiche di una piazza di sognatori come quella di Firenze.

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