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Bernardeschi indispensabile. A San Siro mancata la sua concretezza

DIRE che a questa Fiorentina è mancato Bernardeschi come l’ossigeno è forse fare un torto agli altri. Ma alla fine se si va a rileggere la partita il numero 10 viola, in sfide come queste, avrebbe potuto cambiare l’inerzia della gara.

Magari con un’altra punizione come quella calciata da Ilicic – più o meno dalla stessa mattonella – e che è finita sulla barriera. Ma al di là di questo, il momento che sta attraversando Berna è la sintesi perfetta tra un giocatore giovane e un veterano dalla spicatta personalità, unita a una tecnica importante.

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Insomma, imprescindibile.

Non sostenerlo si farebbe torto proprio a Bernardeschi, così come a Sousa che ha provato a mutare pelle alla sua Fiorentina avendo risultati a corrente alternata. La scelta di schierare la linea difensiva a quattro alla fine è stato più un problema che un beneficio, sfumato da un secondo tempo giocato in una sola metà campo, con Salcedo ala aggiuta per schiacciare i rossoneri nell’ultimo ‘terzo di campo’, per usare un termine caro al portoghese.

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I cambi non hanno dato le risposte sperate, soprattutto uno in particolare poteva essere fatto prima: Saponara per Ilicic. E forse è mancata un po’ di coraggio, quello di mettere in campo una seconda punta più fisica come Babacar per sfruttare anche le sponde, quando a metà ripresa la Fiorentina ha iniziato ad alzare il pallone come ultima risorsa.

MONTELLA, invece, non si è vergognato a cambiare forma al suo Milan, quando la Fiorentina lo ha schiacciato nella sua metà campo. Mancavano poco più di quindi minuti (venti se si considera il lungo recupero): fuori un attaccante e dentro una difensore per mettersi a tre dietro e aggiungendo un uomo in mezzo.

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Perché i tre punti passano avanti anche a un Milan contro il suo passato. Il fine europeo giustifica i mezzi. O no?

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