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Bernardeschi, asta o bandiera? Le big europee o un ruolo da leader, verso il Mondiale

Asta o bandiera? Due filosofie per un solo giocatore e una sola società: Bernardeschi e la Fiorentina. Meglio siglare un atto che leghi entrambi per cinque anni (ovviamente con la possibilità fra una stagione di ridiscutere il tutto) trasformando Federico in una sorta di bandiera viola oppure dirsi addio adesso, organizzando una vera e propria asta?

Con Pantaleo Corvino banditore. Da qualche giorno il procuratore del giocatore, Bozzo, e i dirigenti del gruppo Tod's hanno iniziato a parlarsi. Questo è l'unico segnale positivo. D'altra parte era stato proprio il ragazzo di Carrara a ricordare a tutti che la vita passata in viola avrebbe avuto un peso al momento di essere posta sulla bilancia che deciderà il suo futuro.

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Corvino gli ha parlato della Fiorentina yè-yè, quella che potrebbe essere fondata sulle basi costituite dalla vecchia Primavera, con lo stesso Bernardeschi, con Chiesa e Babacar.

Per lui un futuro da bandiera. Avendo la garanzia di un contratto top, almeno per quanto riguarda Firenze, fino al 2022, con una base solida e garantita di super titolare, magari con una fascia da capitano, accanto a un allenatore, Stefano Pioli, grande equilibratore e che per lui stravede.

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Una squadra tutta sua e una città capace di avvolgerlo.

Oppure dirsi addio, subito, senza esitazioni. Puntando da subito a un grande club, magari «rischioso» nel ricordo di chi se ne è andato trovando (guarda Jovetic e Montolivo) delle difficoltà inaspettate.

Questa soluzione potrebbe convenire anche alla Fiorentina. Cercare adesso una grande plusvalenza, non meno di 40 milioni di euro. Offrendo a Corvino la possibilità di effettuare una sorta di vera rivoluzione.

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