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Batistuta: «Ho chiesto che mi amputassero le caviglie per non soffrire. Ora però sto bene»

Le dichiarazioni del Re Leone sui problemi fisici con i quali ha dovuto convivere durante e dopo la sua carriera

Dopo quelli pubblicate nelle scorse settimane, Cronache di Spogliatoio ha pubblicato un altro estratto dell'intervista a Gabriel Omar Batistuta. Il Re Leone ha parlato dei gravi problemi fisici con i quali ha dovuto convivere durante la sua carriera: «Ho sofferto tanto, veramente tanto. Avevo le caviglie a pezzi ma era una cosa che mi ero cercato perché all'inizio della mia carriera quando ero al River Plate, mi facevo le infiltrazioni. Ero ignorante perché non ero al corrente delle conseguenze, ero un ragazzo. A quei tempi non si dava valore alla persona: se dovevi giocare, giocavi. Arrivava un dottore e mi diceva di prendere delle cose per giocare la partita successiva. Quello è stato il mio peggior problema, anche se ero già in origine fragile nelle caviglie». 

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«Quando poi sono arrivato in Italia i dottori mi hanno detto che quelle punture erano dannose e rischiose - prosegue Batistuta -. Io le ho fatte perché volevo giocare e se non le facevo rischiavo che qualcuno mi potesse rubare il posto. Poi, se mi pagavano, io volevo rispondere giocando. Ho giocato tutta la carriera con problemi alle caviglie perché in partita riuscivo ad isolare quel dolore. Dopo 10 anni le mie caviglie hanno detto basta ed è scoppiato tutto. Per fortuna ho trovato chi è riuscito a rimettermele a posto e questo mi permette di fare una vita normale. Non riesco a correre ma non ho dolori e a volte tiro anche qualche calcio al pallone».

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POSSIBILE AMPUTAZIONE ALLE CAVIGLIE. «Sì, ho chiesto che me le tagliassero. Può impressionare perché si pensa che uno senza non possa vivere ma c'è un sacco di gente amputata che lo fa. Io avevo dolori anche stando seduto e dormendo. Per me era una soluzione per smettere di soffrire. Avevo un dolore che condizionava anche chi mi stava vicino perché sei più nervoso e mi capitava di litigare con i miei cari. Ora però sto benissimo».

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