Ritrovare (ancora) l’anima. Fare risultato a Bergamo varrebbe doppio per una Fiorentina che ancora non è guarita del tutto
Per la Fiorentina sta per iniziare un ciclo terribile di gare, non tanto per il livello degli avversari, ma soprattutto perché i margini d’errore saranno pochissimi
La sosta è ormai alle spalle per la Fiorentina, con la squadra di Italiano chiamata a dimostrare contro l'Atalanta di essere riuscita a risolvere le principali criticità evidenziate prima del successo contro il Verona. Al netto di alibi, come infortuni e assenze, il concetto chiave che aveva accompagnato la marcia di avvicinamento alla sfida contro l'Hellas era stato il dover ritrovare l'anima.
E, per quanto anche contro i gialloblù non sia stata certo una passeggiata di salute, la formazione viola aveva mostrato di aver ritrovato fame e un po' di testa. Meno disattenzioni e fronzoli ma più cattiveria, meno passaggi orizzontali e possesso ma più ricerca della verticalizzazione.
Riassumendo: far male davanti arrivando più rapidamente alla finalizzazione, evitare regali dietro spazzando via il pallone piuttosto che ostinarsi a far ripartire l’azione. Adesso la riprova contro la capolista Atalanta. CICLO.
Coi bergamaschi la Fiorentina inaugurerà un altro ciclo di gare da bollino rosso, non solo per il livello degli avversari ma soprattutto per l’importanza della posta in palio. Da domenica alla pausa per il Mondiale, infatti, i viola saranno chiamati a disputare 12 gare tra Serie A e Conference League in 42 giorni, col peso di sapere che i margini di errore saranno minimi.
La classifica in campionato non è esaltante, mentre quella in Europa è disastrosa. C’è tempo per raddrizzarle entrambe, ma il momento è adesso: Atalanta (T), Hearts (T), Lazio (C), Hearts (C), Lecce (T), Inter (C), Basaksehir (C), Spezia (T), Riga (T), Sampdoria (T), Salernitana (C), Milan (T), gli impegni che attendono la squadra gigliata.
Commisso lo ha detto chiaramente: “Ho chiesto a mister e squadra di fare almeno 6 punti nelle prossime tre gare in campionato”, mentre con gli Hearts devono obbligatoriamente arrivare due successi per non dare l’addio prematuro ad una competizione considerata centrale da spogliatoio e società.
TESTA. Uscire con punti pesanti dalla sfida con l’Atalanta potrebbe ulteriormente dare consapevolezze ad uno spogliatoio che pareva aver preso una brutta china prima della sfida col Verona, non tanto a livello tecnico, ma soprattutto mentale, con la paura di poter perdere contro tutti e non riuscire a battere nessuno, a prescindere da chi fosse l’avversario, se un RFS al penultimo posto del ranking Uefa o una squadra in quel momento senza allenatore come il Bologna.
Le parole di Italiano e Biraghi dopo la gara col Basaksehir lasciavano intendere proprio questo. Se con l’Hellas è arrivata un’importante reazione, adesso è il momento di dare un altro segnale in tal senso. Proprio contro la Dea la Fiorentina riuscì ad ottenere tre successi su altrettante gare l’anno scorso con prestazioni solide, da squadra, unita e cinica nel vincere 1-2 in campionato a Bergamo e 1-0 al Franchi senza concedere quasi niente ad un avversario sulla carta superiore, credendoci fino al 94’ in Coppa Italia andando oltre alcune prestazioni individuali non esaltanti.
Il click che deve fare questa Fiorentina è soprattutto lì, nella testa, con singoli chiamati a non sentirsi né brocchi né fenomeni, ma semplicemente un collettivo affamato. FAME. L’ipotesi di arrivare alla sosta per i Mondiali fuori dalla Conference e lontani dall’Europa, per quanto ci sia, è da evitare a tutti i costi.
Servirà fame alla Fiorentina, come quella che Kouamé sta mettendo sul campo in ogni minuto che Italiano gli ha concesso. Poi si può sbagliare un gol, una chiusura o una parata (in caso di continui errori si dovrebbe capire il perché e come risolvere il problema), ma quantomeno giocarsi ogni minuto di partita piuttosto che arrendersi alla prima criticità.
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