Pioli, Il normal one e una stagione senza più alibi
Lui lo sa bene che questo è l’anno “vero”, quello in cui il suo lavoro verrà giudicato dal campo, senza più alibi, senza più quei silenzi tipici dei cosiddetti anni di transizione, quando dici che l’obiettivo è essere competitivi.
Lui, insieme agli altri, è tornato al lavoro a Moena, quello che un anno fa aveva definito «il miglior ritiro della mia lunga carriera». Le strutture, l’ospitalità, il clima di serenità che si respira intorno.
Il tecnico e i suoi uomini sono ottimisti. Saranno anche questi giorni intrappolati dagli affari di mercato: le voci, le partenze, gli arrivi possibili, impossibili, probabili, reali. E se Pioli a tutto questo ci sta dietro aspettando notizie dai turbo mercanti da una parte e dal numero uno assoluto quando ha la fortuna di parlarci (fu lui un anno fa a fargli avere due terzini e un centrale di piede destro), il suo interesse primario adesso è quello di raccogliere i frutti di un anno impossibile e ripartire dalle cose buone fatte, che non sono così poche, tenendo conto della surrealtà in cui è vissuta la Fiorentina dal 4 marzo in poi.
Settimane di vuoto, sotto la garra niente. Poi il ragazzo è rinato insieme a una squadra ferita. E in quei giorni di sicuro la Fiorentina ha avuto l’allenatore giusto nel momento giusto.
Serviva il cuore: quello che non ha paura di piangere e nè tanto meno di lottare. Certo che andare al campo non era facile per nessuno, soprattutto per chi era destinato, per ruolo e vocazione, ad essere punto di riferimento del gruppo.
Eppure quella Fiorentina dilaniata e messa insieme senza molto senso qualche virtù, oltre alla testardaggine di chi ha un amico da onorare, ce l’aveva e il “normal one” ha messo la sua impronta.
E poi Biraghi, altro talento perduto nella provincia della provincia. Lui che quando era all’Inter sembrava chissà che.
E poi? Beh, il tempo giusto per lanciare il difensore più forte in prospettiva, quello freddo e senza paura: Milenkovic, un po’ centrale e un po’ terzino all’occorrenza.
E adesso? Adesso c’è da lavorare, capire i giovani che possono restare e quelli che se ne andranno in prestito. Sperare che i nuovi arrivino presto e non a metà agosto, capire se Vlahovic può davvero fare il vice Simeone oppure se, considerata anche la probabile Europa, qualche uomo di esperienza per la panchina può fare comodo.
E, come sempre, aspettare rinforzi e salutare quelli che se ne andranno.
Ma Pioli a calcio ci ha giocato e sa che le cose non funzionano così.



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